Dindalini con la Boschi: “Mai il Pd ha avuto a che fare con la gestione di BancaEtruria”

Arezzo

Dindalini con la Boschi: “Mai il Pd ha avuto a che fare con la gestione di BancaEtruria”

06.01.2016 - 21:21

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Il titolo a nove colonne è nella prima pagina del numero di domenica de “la Nuova Ferrara”, il quotidiano locale della città estense: “Il poltronificio ferrarese è morto”. Il contenuto dell’articolo è una inquietante ricostruzione della gestione del potere alla guida di Cariferrara, con una Fondazione e Consigli di amministrazione, all’interno dei quali  “poltrone, seggiole e sgabelli – scrive il direttore Stefano Scansani – venivano divisi in un consociativismo così perfetto tra associazioni di categoria che faceva tutti contenti”. Ad ognuno il suo: perché allora l’attenzione dei media nazionali sulla crisi delle quattro banche  salvate da un bail in annacquato è tutta e solo concentrata su BancaEtruria e Arezzo?  Basta a spiegarlo il fatto che uno degli ultimi ex vicepresidenti di BancaEtruria sia il padre del superministro Maria Elena Boschi, peraltro  non  imputabile di conflitto di interessi per la grande maggioranza dei deputati e a parere dell’Antitrust”? “Se Pierluigi Boschi era stato chiamato alla vicepresidenza  - dice il segretario provinciale del Pd, Massimiliano Dindalini – era solo per la sua esperienza personale e professionale. Accettare l’incarico è stata una sua scelta, forse inopportuna, ma del tutto legittima , che comunque non può coinvolgere la figlia ministro, vittima di una inutile strumentalizzazione politica, e che ha tutta la nostra solidarietà”. Dindalini non si limita alla solidarietà nei confronti del superministro aretino, scava un fosso tra le responsabilità della politica e quelle della gestione di BancaEtruria: “Mai – dice – il Pd, le istituzioni  e il governo della città, per sessanta anni guidato dalla sinistra o dal centrosinistra, hanno avuto a che fare  con la gestione della banca aretina”. E’ toccato però a un governo nazionale a guida Pd firmare il decreto che salva la banca  ma non i suoi azionisti e chi ha sottoscritto le obbligazioni. “Certo – dice Dindalini –nel decreto potevano  essere previste subito misure di maggior tutela nei confronti dei risparmiatori, come quella di una valutazione più favorevole dei crediti deteriorati. Ma Renzi , al contrario di altri, ha rispettato le norme comunitarie e con lui l’Italia ha riconquistato una credibilità in Europa”.  Ha però negato che Arezzo abbia una storia di sinistra, non è una terrarossa. “Due sindaci di centrodestra  alternatisi a Fanfani negli anni duemila - dice Dindalini – non bastano a cancellare una storia politica e amministrativa con la sinistra e il centrosinistra per sessanta anni alla guida della città e del territorio: la cui crescita  ha avuto l’imprenditoria aretina come protagonista, e i governi di sinistra a governarne dinamiche di uno sviluppo economico, urbanistico e sociale che ha trasformato la città  in un  polo industriale”. Il sindaco Ghinelli ha usato termini duri per giudicare il decreto firmato da Renzi come una prova di subalternità nei confronti di chi comanda in Europa. “Ghinelli – dice Dindalini – nel suo ruolo di sindaco farebbe meglio a chiedere al presidente e all’amministratore delegato di BancaEtruria che il prossimo acquirente della Banca ponte garantisca il mantenimento del centro direzionale della nuova banca ad Arezzo.  Per ora, invece, in sei mesi non è andato oltre il taglio del nastro di opere già realizzate dalla Giunta Fanfani, e all’approvazione di un regolamento per l’erogazione dei contributi  a chi è in difficoltà, che esclude chi non è residente ad Arezzo da almeno cinque anni, e che per questo è incostituzionale”.  La vicenda di BancaEtruria, e soprattutto il sacrificio di 62mila azionisti e cinquemila obbligazionisti, rischiano di avere ripercussioni sul piano dei consensi alle prossime elezioni amministrative. “Sarà nostro compito – conclude Dindalini – incontrare gli elettori dei comuni chiamati al voto, per un confronto aperto su ogni tema, a cominciare appunto dai disagi sociali. Ma contiamo soprattutto sulla fiducia dei cittadini che hanno potuto apprezzare la capacità amministrativa dei sindaci uscenti e che si ripresentano agli elettori dopo cinque anni di buon governo”.

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