Enrico Rossi traccia la terza via del Pd al Passioni Festival

Il governatore della Toscana Enrico Rossi al Passioni Festival di Arezzo, intervistato da Andrea Scanzi

Arezzo

Enrico Rossi traccia la terza via del Pd al Passioni Festival

28.10.2016 - 18:19

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Il gelato era buono, ma ha finito per andarmi di traverso. E’ la conclusione di una pagina postata su Facebook e pubblicata nel suo libro “Rivoluzione socialista”, dal Governatore della Toscana Enrico Rossi.  Il gelato, prodotto da una azienda dell’eccellenza italiana con ingredienti biologici e naturali, Rossi lo ha comprato prima di prendere il treno, da uno dei giovani che lavorano per quella impresa alla stazione Termini. Di traverso gli è andato appena ha letto che quella eccellenza italiana  era stata appena comprata da una multinazionale franco-olandese. “Quei ragazzi che già avevano un contratto molto flessibile-  ha pensato – finiranno alle dipendenze di un gruppo senza volto, dalle cui decisioni, prese da anonimi consigli di amministrazione, dipenderà il loro futuro. E a tutelare i loro diritti ci penserà un sindacato, anche questo multinazionale”. Lo ha pensato e lo ha scritto nel libro “Rivoluzione socialista” che ha presentato ad Arezzo nel salone del Circolo Artistico gremito di folla, intervistato per la Prima invernale di Passioni Festival da Andrea Scanzi, anche nella sua nuova veste di direttore artistico della kermesse culturale, creatura, ormai diventata grande, di Marco Meacci. Rossi non ha scritto quella pagina come militante di una lotta al capitalismo, che peraltro ammette di aver condiviso nel suo passato di uomo politico, l’ha scritta perché tiene al Made in Italy e ha il sospetto che ” il nostro capitalismo non abbia la capacità di tenere con orgoglio nelle proprie mani ciò che ha costruito”. Ovviamente insieme a quella che una volta anche lui chiamava classe operaia. Ma che lavorava e che ora il lavoro, quando ce l’ha, ce l’ha precario. Quella di Rossi è insomma una “Rivoluzione socialista”due punto zero “Senza nessun riferimento – avverte anche chi non ha ancora letto il libro – ad esperienze politiche che appartengono ad un secolo ormai alle spalle”. Mettersi in testa di fare una rivoluzione socialista nell’era della globalizzazione per lui significa, piuttosto, riannodare il filo di un pensiero al quale si era ispirato Enrico Berlinguer, e che con la sua morte si era, se non spezzato, di certo assottigliato. Detta così, la sua sembra la via più difficile per vincere la sfida della segreteria nazionale del Pd, che aveva lanciato in anteprima proprio in terra aretina, e che conferma alla platea del Circolo Artistico. Comunque una terza via per arrivare al traguardo prima di Renzi e di un candidato della sinistra del Pd, del quale peraltro non c’è ancora traccia. “Quella che ho lanciato – avverte Rossi – non è una sfida personale contro Renzi che la sua l’ha già vinta da candidato a sindaco e a segretario,  scelto dalla gente e non calato dall’alto: è una sfida sul piano dei contenuti, sulle idee e sul programma. E se qualcuno vuol fare accordi – taglia corto il Governatore - non tocca certo a me cercarlo”. Rossi allora corre isolato? “Corro – risponde alla domanda di  Scanzi – con gli iscritti del Pd che incontro ogni fine settimana nel mio tour che fa  tappa in tutte le città d’Italia”.  E della parola “socialista” non diffida nessuno, tantomeno i giovani che incontra nel suo giro d’Italia. “Uno di questi- racconta – mi ha detto che pronunciarla è un problema solo per noi che giovani non lo siamo”. Lo è ancora di meno se per “rivoluzione socialista” si intende mettere al centro della politica non l’ideologia contro il capitalismo, ma la questione sociale, il dramma delle nuove povertà, del lavoro, un nuovo rapporto tra imprenditoria e lavoratori chiamati a condividere il rischio d’impresa, il problema dell’immigrazione. “Una società forte – dice Rossi riferendosi alla Toscana – sa come affrontare la questione sociale di 11.000 immigrati su tre milioni e settecentomila abitanti”.  Rossi al Circolo artistico  fa lo scrittore, firma dediche a tutti sul suo libro, parla da governatore, ma non gli sfugge neppure la politica locale con il centrodestra che governa più di metà della popolazione della provincia di Arezzo. “I candidati a sindaco – dice – si scelgono insieme a tutte le componenti sociali, consultate prima e non dopo la candidatura”. Anche questa è “Rivoluzione socialista”, due punto zero.

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Commenti all'articolo

  • Luca Russi

    01 Novembre 2016 - 10:10

    E' difficile parlare di lavoro, questione sociale e povertà senza la critica al modello capitalista (neo-liberista), pur riannodandosi al pensiero di Berlinguer. Anzi, è proprio da quella stagione che bisognerebbe incominciare a dipanare il filo: da quando, cioè, la sinistra ha incominciato a condividere le scelte della globalizzazione, tra mutamenti peggiorativi del mercato del lavoro e subalternità alla cultura economica liberale che incominciava a tradursi in sacrifici da far ricadere sulle spalle dei lavoratori. Da lì ha avuto inizio lo smottamento e il distacco con i ceti popolari che oggi Rossi vorrebbe tornare a rappresentare. Urge una riflessione approfondita per tornare a cogliere l' occasione storica offerta dalla diffusa protesta popolare contro "banche e finanza", per la difesa dello stato sociale e dello spazio nazionale di democrazia e intervento pubblico. Mi permetto di suggerire uno spunto, da un altro libro di recente pubblicazione: http://appelloalpopolo.it/?p=24870

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