Sergio Casagrande in bianco e nero

LAPIS

Gerusalemme e la speranza infranta

09.12.2017 - 12:15

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La scelta di Donald Trump è stata davvero clamorosa, addirittura storica.
E’ vero che lo aveva promesso già in campagna elettorale. Ma nessuno, fino a pochi giorni fa, era pronto a scommettere che il presidente degli Stati Uniti d’America sarebbe passato realmente dalle parole ai fatti.


Riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, trasferendoci la sede dell’ambasciata da Tel Aviv, non è una formalità qualunque. Ma è un atto che spacca il solco tracciato da decenni di trattative e accordi che avevano, se non placato gli animi, gettato quantomeno le basi attorno a una flebile speranza di una possibile soluzione dell’eterno conflitto dell’area più calda della terra. Una speranza traballante, minacciata quotidianamente, ridotta a volte quasi a un velo di facciata e ritenuta da tanti un semplice miraggio, ma pur sempre una speranza. E, per giunta, l’unica.


Due popoli per due Stati, due Stati per una città sono le ultime possibilità rimaste in mano ai negoziatori per poter indurre le parti a non rialzare il tiro. Ma ora una forzatura come quella fatta da Trump infrange gli equilibri e rischia di avere conseguenze devastanti non solo nel confronto tra due popoli (israeliano e palestinese) ma anche in quello tra due mondi (quello schierato dalla parte palestinese e quello schierato con gli israeliani). Mondi che includono, purtroppo, anche realtà pregne di ideologie, fanatismi religiosi, odi e rancori.


Gerusalemme è già una capitale riconosciuta universalmente: è la capitale delle tre principali religioni monoteiste della Terra. E la storia dei tanti conflitti nati all’interno delle sue mura o ruotateli attorno inizia nella notte dei tempi ed è un monito per tutta l’umanità.


Riconoscerla ora come una capitale politica unilaterale, più che una forzatura per una soluzione, può rivelarsi una scelta davvero esplosiva. E in un periodo in cui le tensioni in giro per il pianeta sono diventate davvero tante, una cosa è sicura: è una novità di cui chi ancora sogna un mondo di pace non ne sentiva il bisogno. Come non sentiva il bisogno di molte altre scelte avventate che in questo agitato inizio del terzo millennio invece di ottenere soluzioni hanno soltanto riacceso focolai che potevano rimanere sopiti. E a Gerusalemme il fuoco cova da più di mille anni. E neppure sotto la cenere.
Sergio Casagrande
sergio.casagrande@gruppocorriere.it
Twitter: @essecia

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