L'orafo: "Vi racconto come ci hanno rapinati"

Arezzo

L'orafo: "Vi racconto come ci hanno rapinati"

20.11.2014

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di Luca Serafini

“Ma lei non può mica capire quello che uno prova in quei momenti… E non può neanche immaginare come io e mia moglie ci sentiamo ora…” Il signor Giuseppe A., 66 anni, imprenditore orafo di lunga esperienza, è ancora sconvolto e ci chiede di non scrivere le sue generalità per intero. Martedì sera verso le 19.30 quattro banditi mascherati hanno aggredito sua moglie che stava rincasando nella villetta di Madonna di Mezzastrada, non lontano dalla “71”, l’hanno legata con lo scotch, e poi avrebbero accoppato anche lui con la stessa violenza, per farsi consegnare i gioielli e i soldi e tutto ciò che di prezioso potevano portare via. Ma è andata male ai banditi, perché il signor Giuseppe ha mandato all’aria i loro piani. Grazie ad una porta, quella della camera dove si è rifugiato, e grazie al telefonino che aveva in mano, col quale ha chiamato la polizia che ora indaga per dare un volto ai malviventi. Forse ladri pronti a tutto (avevano con sé il piede di porco), forse proprio rapinatori.
“Secondo me il loro progetto era proprio quello di compiere una rapina. E chissà da quanto tempo ci osservavano per studiarla”.
Ci racconti.
“Io sono rientrato a casa prima di mia moglie. Ho fatto la doccia, guardavo la tv. Fortuna ha voluto che per effettuare una telefonata avessi abbassato il volume del televisore…”
Perché?
“Perché mentre mi trovavo di sopra, in un attimo di silenzio mi sono accorto che mia moglie era tornata, ma ho udito uno strano mugolio venire dal garage. Il verso di una persona sofferente che tenta di reagire, di gridare, ma le viene impedito. E poi, cosa strana, le luci di sotto erano spente, mentre mia moglie la prima cosa che fa le accende…”
Cosa era successo?
“Loro aspettavano il rientro di mia moglie, che aprisse il cancello e che uscisse dalla macchina. Poi l’hanno aggredita in tre, con il volto incappucciato e i fori per gli occhi, non italiani dalla parlata. Uno la teneva ferma, un altro le chiudeva la bocca e il naso, il terzo la legava con lo scotch e con fascette lega-fili di plastica ai polsi. L’hanno trascinata dentro al garage, quasi la soffocavano. Hanno bloccato la basculante con uno stendino. Se avevano armi? Non ne ha viste, ma la situazione era molto concitata”.
Così lei ha capito che di sotto accadeva qualcosa di strano.
“Mi sono affacciato nella tromba delle scale per rendermi conto. Ho fatto per scendere quando dallo specchio ho visto, giù, un bandito che mi guardava… Una situazione terribile. Banditi in casa che ti aggrediscono la moglie e stanno per aggredire te… Mi si è ghiacciato il sangue, mi girava la testa. Ho preso a salire le scale per andare sopra, in camera, ma ogni gradino mi sembrava una montagna. Ho sbattuto la porta”.
E poi?
“E’ stata una fortuna che avessi il cellulare in mano. Ho chiamato la polizia, ho spiegato al 113 cosa stava accadendo, che mia moglie era legata, che avevo i banditi in casa. Istanti incredibili: da un lato avevo lanciato la richiesta di aiuto, dall’altro avevo quella gente di là dalla porta. E non sapevo cosa era successo a mia moglie. Poi hanno desistito. Li ho visti dalla finestra di camera che scappavano e prima di andarsene hanno frugato nella macchina per prendere la borsetta”.
Cosa si sono portati via?
“Il borsello, gli effetti e i documenti che erano nella borsetta. E hanno tirato via gli anelli dalle dita di mia moglie”.
Alle 19.37 arriva il segnale antirapina alla Securpol, sette minuti dopo alla villetta giunge l’auto dell’istituto di vigilanza. I banditi sono già scappati. Poi arriva la polizia. Viene rinvenuto anche un piede di porco che lascerebbe pensare ad un proposito di furto, degenerato in rapina.
“Abbiamo riferito alla polizia cosa era successo, sono iniziate le indagini. Io e mia moglie siamo stati portati con le ambulanze al pronto soccorso. Lei nell’aggressione ha riportato contusioni ed era sconvolta, io lo stesso molto scosso, scioccato.”
Aggressioni analoghe avvennero ad agosto ad Agazzi, ad un ex orafo e alla moglie, e a gennaio a Rondine alla famiglia di Luca Scortecci, titolare della Silo di Castiglion Fibocchi. Sulla rapina di martedì sera indaga la Squadra Mobile diretta dal dottor Giovanni Schettino. Signor Giuseppe, come si sente?
“In quei momenti sei solo, solissimo, non sai cosa potrà capitarti. Ci sta tutto. Ci sta anche che ti prenda un malore, come avevo sentito giorni fa al telegiornale. Solo provando, si può capire. Mi sento come se mi avessero pestato. Mi sento scarico, a terra, mi verrebbe voglia di lasciare tutto”.

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