"Violentata per 30 anni da quando ero ragazzina". Lui: "Non è vero"

Arezzo

"Violentata per 30 anni da quando ero ragazzina". Lui: "Non è vero"

09.12.2014 - 16:57

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Decine, centinaia, migliaia di volte. Trent’anni di abusi sessuali. Da quando aveva 14 anni e lei era poco più di una bambina. E poi quando è cresciuta, è diventata maggiorenne, una donna, e poi si è fidanzata, sposata. Vittima di violenze perfino in gravidanza e anche quando era mamma con i figli magari nella stanza accanto.
E’ un racconto sconvolgente, quello reso da una donna della Valtiberina che alla fine ha alzato l’indice contro un uomo, il cugino, sulle cui spalle pesa ora l’accusa - tutta da dimostrare - di violenza continuata (per tre decenni) e aggravata dalla minore età della vittima (per gli epsiodi dei primi temi). Ma gli è contestato pure lo stalking perché dopo la denuncia e quindi dopo la fine di ogni rapporto, la donna sarebbe stata oggetto di atti persecutori.
Una storia delicatissima, raccapricciante. Dura anche da raccontare. Va subito detto che l’uomo, un commerciante cinquantenne, incensurato, nega con decisione ogni cosa, dalla a alla zeta. Ma intanto l’attività svolta dal sostituto procuratore Ersilia Spena, titolare del fascicolo e specializzata in casi con donne e minori vittime di soprusi, è però sfociata nella formulazione del capo di imputazione. Giovedì la vicenda arriva davanti al giudice dell’udienza preliminare, Piergiorgio Ponticelli.
La storia comincia negli anni Ottanta. Lei è ancora 14enne, lui è già maggiorenne, anche se di poco. La frequentazione per il legame di parentela sfocia in un primo rapporto. La cosa non finisce lì, prosegue nel tempo. Le viene intimato di stare zitta. E i rapporti sessuali - stando al racconto della donna fatto a posteriori - si ripeteranno sistematicamente. Incontri con una frequenza talvolta anche quotidiana, più avanti settimanale. Nel riferire la storia, la donna ha detto di essere stata tenuta soggiogata sotto la minaccia esplicita di lui che, se non si fosse concessa, avrebbe reso pubblica la cosa facendola passare male, per una donna facile.
Facendo leva su questo tasto, il cugino avrebbe così potuto insinuarsi a suo piacimento anche nella fase in cui lei aveva intrecciato una storia con l’uomo che è diventato suo marito.
A maggior ragione dopo il matrimonio - l’avrebbe intimorita lui - se la cosa si fosse saputa per lei sarebbe stato un disastro. Doveva accettare, subire e tacere. E in questo modo l’uomo manteneva vivo il filo della torbida storia tenuta clandestina e andata avanti per decenni.
I rapporti, qualificati dalla procura come abusi, si sarebbero consumati in vari luoghi e anche quando la donna era moglie e madre.
Ma alla fine del primo decennio degli anni Duemila, ha trovato la forza di dire basta. Ha denunciato la cosa, ne ha parlato in casa. Ha sporto querela. E’ così scattata l’inchiesta, non semplice, complessa, che è sfociata adesso nella richiesta di rinvio a giudizio per il commerciante. In caso venisse riconosciuto colpevole e condannato, manco a dirlo, rischia una pena pesantissima.

Luca Serafini

 

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