Guerrina, sentenza incerta per Gratien: in corso camera di consiglio

AREZZO

Guerrina, sentenza incerta per Gratien: in corso camera di consiglio

24.10.2016 - 16:49

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E' iniziata alle 14 la camera di consiglio della Corte d'Assise di Arezzo chiamata a giudicare padre Gratien Alabi, 47 anni, sacerdote congolese imputato per omicidio volontario e occultamento del cadavere di Guerrina Piscaglia. Folla di cronisti e telecamere alla Vela, oltre ai familiari della donna sparita da Cà Raffaello il primo maggio 2014.

Alabi, apparentemente sereno, è stato accompagnato ad Arezzo da due connazionali, provenienti dal convento di Roma dove si trova ai domiciliari. Verdetto atteso per la tarda serata.

Il presidente Silverio Tafuro non ha dato indicazioni di orario per la lettura del dispositivo. Con lui il giudice Angela Avila e i sei giudici popolari, tre uomini e tre donne. Gli ultimi fuochi tra le parti in causa hanno occupato l'intera mattinata di oggi, 24 ottobre, compleanno di Guerrina Piscaglia. Repliche e controrepliche che non hanno spostato più di tanto la situazione.

Il pm Marci Dioni ha definito nebbia e fumo le argomentazioni della difesa e ribadito come granitici gli elementi a carico di padre Graziano: possesso del telefonino della vittima per depistare e invenzione del personaggio "mitologico" zio Francesco per allontanare da sé l'accusa. Ha ribadito che alcuni testimoni del primo maggio non sono attendibili sugli orari di avvistamento di Guerrina lungo la Marecchiese, in particolare Settimio Gabrielli che diceva di aver visto la donna alle 14.15, prendendo come riferimento la visione del tg che però in realtà non ricorda di aver visto tutto o solo in parte o per niente.

Le parti civili con accenti diversi si sono associate chiedendo alla Corte una sentenza di condanna. Di nuovo appassionata e incisiva la difesa di Gratien, affidata all'avvocato Riziero Angeletti, che ha puntato il dito su una serie di aspetti delle indagini ritenuti lacune, incongruenze o aspetti lesivi della difesa. Ha cercato di smontare il messaggino sbagliato, che è cardine dell'impalcatura accusatoria. Ha ritenuto possibile l'avvistamento di Guerrina viva il 2 maggio a Novafeltria.  Scintille alla fine tra difensore e pm.

L'accusa ha chiesto 27 anni di reclusione, la difesa l'assoluzione, ma possono esserci altre decisioni da parte della Corte. A sera il verdetto.

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