Banca Etruria, Rosi: "Ora serve lo sforzo di tutti"

Lorenzo Rosi, presidente Banca Etruria

L'INTERVENTO

Banca Etruria, Rosi: "Ora serve lo sforzo di tutti"

30.12.2014 - 16:35

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Ecco l'intervento di fine anno del presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi:

«L’Europa sta vivendo, ormai da molti, troppi, anni la crisi più grave dal dopoguerra: la globalizzazione dei mercati e gli stili di vita insostenibili sul piano dei consumi individuali e collettivi hanno destabilizzato e forse minato alle fondamenta l’equilibrio su cui era nata la Comunità europea delle origini. Per uscire dalla crisi e immaginare una nuova stagione di ben-essere e civiltà, occorre ripartire da un nuovo patto per l’Europa, un patto di comunità sulla e per la finanza, una vera e propria riforma strutturale che si richiami ai valori e allo spirito dei suoi padri fondatori. Ripartire dal passato, dal patrimonio di valori insito nella nostra ricca tradizione culturale, da quell’economia civile, intesa come “scienza del bene vivere sociale”, che l’abate economista Antonio Genovesi aveva ideato secoli fa, a mio parere, può diventare la bussola per orientare il nostro operato verso una nuova forma di economia, un’economia con l’anima, secondo la felice definizione dell’economista Luigino Bruni.
Siamo di fronte a difficoltà straordinarie dell'economia mondiale. E, come sappiamo, difficoltà straordinarie impongono risposte straordinarie. E’ l’indirizzo che ha intrapreso il Governo e nella stessa direzione si muove anche il mondo imprenditoriale e finanziario: non limitarsi alle restrizioni di bilancio e alla contrazione delle attività, ma assumere quelle misure che, per quanto dolorose, possano consentire di gettare le basi per un nuovo percorso di crescita. Che la crescita sia qualcosa che non appartiene solo al passato, ce lo dicono numeri che vengono da lontano, dagli Stati Uniti, che hanno ritrovato ritmi di sviluppo che non si vedevano da oltre dieci anni. Un rinnovato sviluppo che può trovare la sua declinazione anche in questa terra di Toscana, antica, ma ancora ricca di vitalità, potenzialità e risorse. In particolare l’anno lasciato alle spalle è stato uno dei più difficili dal dopoguerra, per l’economia italiana in generale e per il nostro territorio in particolare. Non possiamo permetterci, e non vogliamo, che l’anno nuovo che sta per iniziare gli assomigli ancora e non mostri invece segnali di cambiamento e novità.
Per il settore bancario il 2014 è stato anche l’anno dei test europei, della continua rettifica del valore degli asset, dell’insistente richiesta al mercato di nuove risorse di capitale. Su questo fronte non sembrano esserci più molti margini. Occorre mettere mano a interventi strutturali, che vadano a incidere all’origine delle difficoltà che abbiamo conosciuto in questi anni, eliminando le criticità che hanno inibito quello che è il motore stesso della crescita: la produzione di reddito duraturo nel tempo. Per quanto riguarda Banca Etruria, come molti altri istituti, queste criticità sono sostanzialmente due: il fardello dei crediti problematici e una struttura dei costi purtroppo non più sostenibile a fronte di una redditività limitata.
Prima che l’anno si chiudesse, siamo voluti intervenire con decisione su entrambi, per affrontare il 2015 su una base nuova, fin dal primo giorno. Il nuovo modello organizzativo di Banca Etruria riguarderà sia le filiali che il Centro Direzionale di Via Calamandrei e ci permetterà di essere più efficienti e maggiormente attrattivi ai fini del processo aggregativo futuro. Al contempo, la creazione di una divisione interna alla banca per la gestione dei crediti deteriorati consentirà di aprirci a un nuovo potenziale business concentrandoci in parallelo sull’attività core dell’industria bancaria: generare più reddito impiegando capitale in modo profittevole a favore di famiglie e imprese. Farlo ora significa gestire direttamente noi questa riorganizzazione. Rinviare avrebbe voluto dire lasciarlo ad altri, all’entità con cui andremo ad aggregarci. Dovrà essere uno sforzo collettivo che, ovviamente, vedrà la banca in prima linea, ma che avrà bisogno della comprensione, del supporto e della vicinanza del nostro territorio, a cominciare dalla città di Arezzo. Un territorio cui la banca ha dato molto in questi anni, facendosi carico di un impegno sociale, anche al di là della sua missione industriale. Penso in particolare anche alla valorizzazione del nostro inestimabile patrimonio artistico, culturale e turistico, che abbiamo contribuito a conservare e a far conoscere sia come Banca che grazie all'impegno della Fondazione Ivan Bruschi, con una continuità e una lungimiranza istituzionale e politica prima ancora che creditizia. Ne hanno beneficiato l’intera città e il territorio, le famiglie, le imprese. Ora serve lo sforzo di tutti per il bene comune: creare le condizioni per riprendere a crescere e scegliere quotidianamente la Banca del territorio.
Siamo convinti che i nostri sforzi e sacrifici non saranno vani e verranno un giorno premiati. Una convinzione che nasce dall'aver impostato, con l’umiltà e l’audacia necessarie, l'unica 'retta via' da percorrere, insieme ai nostri soci, dipendenti e clienti.»

 

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