michele cucuzza bianco e nero

L'Unicef tende una mano ai giovani

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In tempi di disoccupazione giovanile crescente (39,4 %) un’iniziativa di formazione e lavoro per 83 ragazzi arriva dall’Unicef, il fondo delle Nazioni unite per l’infanzia finanziato da milioni e milioni di donazioni e conosciuto in tutto il mondo per le sue iniziative in difesa dei minori , dall’assistenza ai ragazzini sconvolti dai bombardamenti ad Aleppo alla cura dei più piccoli che approdano senza i genitori insieme agli altri profughi sulle nostre coste. “Garantiamo un anno di servizio civile, il percorso alternativo alla vecchia chiamata alle armi obbligatoria e che è tuttora previsto dalla legge, a giovani fino a 26 anni che abbiamo opportunamente selezionato” spiega Paolo Rozera, direttore generale di Unicef Italia: “6 ore al giorno nelle nostre strutture compensate con un rimborso spese e con la possibilità di proseguire l'esperienza nello staff professionale che affianca i nostri 4.500 volontari sparsi sul territorio nazionale. La scelta di questi giovani di dedicare un anno della propria vita a una onlus impegnata nel sociale costituisce un momento importante di crescita, un impegno che fa onore all'Italia e, crediamo, anche alla nostra organizzazione”. In maggioranza donne, per lo più laureate (ma non obbligatoriamente), provenienti da 32 province in buona parte meridionali, gli 83 volontari selezionati dall'Unicef con criteri piuttosto severi, basati su titoli e colloqui secondo quanto previsti da un apposito bando pubblico, si mobiliteranno su quattro progetti concordati con il dipartimento della gioventù del ministero del lavoro e delle politiche sociali che ne verificherà costantemente con ispezioni la qualità dello svolgimento. Il primo è intitolato “Cittadinanza attiva, ambiente e stili di vita”: “Vogliamo arrivare - chiarisce il direttore generale dell'Unicef - a far crescere i luoghi dedicati ai ragazzi, a ripensare gli spazi di città e comuni, e contemporaneamente a sviluppare abitudini adatte a una migliore qualità della vita di tutti.” Il secondo impegno dei volontari dell'Unicef ha un titolo evocativo: “Gioventù bruciata: droga, alcol e altre dipendenze”. E riguarda anche le schiavitù psicologiche più recenti, comprese quelle da palmare e da cellulare. In questo caso i giovani analizzeranno i problemi più evidenti nel loro territorio e, per arginarli, interverranno in collaborazione con gli enti locali. La finalità deI terzo progetto è dedicata ai “Diritti delle bambine e dei bambini” e viene svolto in collaborazione con le istituzioni locali e con le scuole perché i più piccoli imparino a farsi ascoltare dai grandi, a sentirsi liberi di esprimere la propria opinione, a partecipare. L'ultimo progetto è intitolato “insieme per i bambini e i giovani migranti” e ha per obiettivo l'inclusione sociale delle decine di migliaia di minori non accompagnati che, come si diceva, arrivano sempre più spesso in Italia insieme con gli altri migranti. “Un minore straniero ha gli stessi diritti di un bambino italiano, lo stabilisce la legge” - sottolinea Rozera: “Con l'educazione peer to peer, da pari a pari, i nostri ragazzi possono aiutare i piccoli profughi a imparare la lingua italiana, a fare sport, a sviluppare nei laboratori la manualità e le abilità necessarie perché non finiscano per rimanere emarginati”. Da sottolineare il fatto, secondo il punto di vista dell'Unicef, che mentre una parte dell'opinione pubblica e dei media non fa che lamentare l' “invasione” degli stranieri, una vasta area dei giovani italiani si sta attrezzando per fronteggiare fattivamente e in maniera costruttiva il fenomeno. A cominciare da chi partecipa alle attività della stessa Unicef: “Avere questa linfa nuova nelle nostre strutture - sottolinea Rozera - dà a noi stessi una spinta notevole. Sappiamo di formare i futuri leader della nostra società”. Prossima opportunità per chi fosse interessato a svolgere il servizio civile presso l'Unicef a luglio, quando cominceranno le nuove selezioni.

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