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Fuori dal video

Quanto conta la Merkel per l'Europa

22.09.2017 - 12:27

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Non è vero che non cambierà nulla per l’Italia e per l’Europa se Angela Merkel domenica prossima vincerà le elezioni in Germania e sarà nominata per la quarta volta Cancelliera. A cominciare dalla crisi dei migranti. Ne è convinta Tiziana Di Simone per anni corrispondente della Rai da Bruxelles e voce di Manuale d’Europa, trasmissione di Radiouno alla quale collaboro anch’io. “E’ prevedibile - spiega - un’accelerazione della revisione del regolamento di Dublino che attualmente obbliga, in quanto paesi di primo approdo, l’Italia e la Grecia a tenere sul proprio suolo, tutto il tempo necessario a valutare la loro domanda d’asilo, i rifugiati che sbarcano lungo le loro coste”. Si tratta, in sostanza, del meccanismo perverso che da anni penalizza il nostro Paese, contribuendo a dare ai cittadini la percezione dell’invasione: tutti i profughi da noi (e in Grecia), nessuno, o pochissimi (almeno prima di ottenere il permesso di soggiorno), negli altri 25 Paesi partner europei. “Resasi probabilmente conto - aggiunge Di Simone - che il patto con la Turchia ‘soldi contro migranti’ che ha chiuso ai rifugiati la rotta balcanica aveva lasciato scoperti i Paesi mediterranei come l’Italia, Merkel ha recentemente sostenuto che bisogna supportare concretamente Italia e Grecia: il che potrebbe voler dire la sempre attesa distribuzione automatica e proporzionata dei nuovi arrivati in Europa”. Certo, poi bisognerà vedere se e quanto il francese Macron cercherà di frenare la Cancelliera: sui migranti cosiddetti economici (non i profughi protetti dalle convenzioni internazionali) in Europa hanno tutti il dente avvelenato. Altro punto importante, la futura struttura governativa dell’Unione: novità non a breve termine, sottolinea Di Simone, anche perché nel 2019 ci saranno le elezioni del Parlamento europeo e Draghi lascerà l’incarico di presidente della Banca centrale di Francoforte, scadenze che concentreranno a lungo l’attenzione e l’interesse dei 27. “Tuttavia, presumibilmente tra tre anni, ancora con il sì di Merkel, che come si sa in Europa detta la linea un po’ su tutto, l’Ue potrà avere il suo ministro delle Finanze che gestirà un bilancio dell’Unione più sostanziale dell’attuale. Disponendo di risorse proprie, potrebbe favorire politiche industriali e sociali comuni, intervenire direttamente in situazioni di crisi come quella che ha devastato la Grecia e, allo stesso tempo, monitorare e coordinare ancora più da vicino i conti pubblici dei vari paesi con poteri sanzionatori maggiori di quelli di oggi e con un orientamento strategico della spesa pubblica”. E l’antiterrorismo, con l’esigenza di security unitarie? “Per adesso non si va oltre all’obiettivo di un’agenzia europea per la cybersicurezza, legata al progetto di difesa comune auspicato da Macron e dalla stessa Merkel. Sul piano politico generale”, conclude Di Simone, “la letargocrazia, come l’Espresso ha ironicamente definito la lunga durata di una leader moderata come Merkel, assesterà certamente in tutta Europa - dopo quello già inferto da Macron - un nuovo duro colpo a populisti, sovranisti e nemici in genere dell’euro. Il che però non si tradurrà necessariamente in un’accelerazione del processo unitario: per eleggere il presidente dell’Europa, che riunisca gli incarichi attualmente ricoperti da Junker (presidente della Commissione) e Tusk (presidente del Consiglio europeo) ci sarà da attendere ancora diversi anni. E Merkel, a quel punto, sarà inevitabilmente già uscita di scena”. 

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