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FUORI DAL VIDEO

L’educazione al rispetto del diverso

29.09.2017 - 22:00

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“Inutile negarlo, la crisi migratoria è un fenomeno talmente vasto e di lunga durata che non può non provocare fenomeni di ansia generale che finiscono inevitabilmente per incrementare la nostra atavica paura del diverso, la reazione più immediata quando non conosciamo l'altro, soprattutto se mediamente preceduto da cattiva reputazione : teniamo conto del fatto che grosso modo due terzi degli avvenimenti di cronaca nera riferiti dai media vedono coinvolti immigrati. In questo contesto, la politica farebbe bene a tenere la barra dritta senza strumentalizzazioni ma senza neanche raccontarsi che i problemi non ci sono. La strada possibile sta come sempre in mezzo: dirsi la verità, considerare la sicurezza un'esigenza sacrosanta e, insieme, realizzare un'integrazione che possa essere percepita come arricchimento e non come usurpazione di diritti”. All'indomani del voto shock in Germania e del dietrofront di AP sullo ius soli proviamo a sondare il sentimento profondo del cittadino-elettore sul problema immigrazione, i nervi scoperti, i malumori a lungo covati, la disponibilità di un tempo trasformatasi in pessimismo ostile, quel magma sotterraneo che cova al di qua e al di là delle Alpi e che tanto adesso preoccupa la classe politica nostrana, a pochi mesi dalle politiche. Lo psicologo Stefano Callipo si presta volentieri a questo sforzo di analisi: “Se le piazze di spaccio e i furti aumentano, con gli stranieri responsabili, la generalizzazione che coinvolge intere etnie e non i singoli migranti è assolutamente certa. E la percezione della coesistenza del clandestino accanto al migrante regolare, di chi non fa nulla tutto il giorno, con il telefonino in mano, in attesa del permesso di soggiorno, mentre c'è chi si spacca la schiena nei campi gestiti dai caporali, tutto questo determina comunque la percezione dell'instabilità, dell'inquietante, del losco, dello sconosciuto appunto. È da questa paura indiscriminata del 'diverso', dalla volontà di difesa di un'identità sociale, che ha origine lo stesso no diffuso (e temuto da parte della politica) allo ius soli, quella 'nuova gelosia dei diritti' di cui ha parlato Ezio Mauro su 'Repubblica'”. Ma quando le cose non funzionano, la crisi impoverisce, i baroni vanno ai domiciliari accusati di pilotare le abilitazioni all'università, la 'Ndrangheta vuol farla da padrona anche al nord e la corruzione è sistemica (come dice il procuratore Boccassini) non c'è il rischio di fare dell'immigrato il capro espiatorio?
“Purtroppo sì, è un passo falso cui possiamo sentirci spinti a livello non solo individuale, da chi protesta per la casa assegnata a uno straniero a chi lamenta il ritorno nel suo quartiere il ritorno di malattie un tempo debellate, a chi insiste sui costi sociali di tutto questo, ma anche come comunità, complice certa politica che fa demagogia. La via d'uscita c'è: facciamo ancora in tempo. Occorre di sicuro investire nella prevenzione e nelle politiche sociali, perché la carenza di sicurezza vissuta dai cittadini sia sempre più contenuta e possibilmente risolta. Ma bisogna anche avere più fiducia nelle nostre potenzialità e capacità di interagire anche con chi è nato altrove, educando sin da piccoli alla conoscenza e al rispetto del diverso. Senza nascondere comportamenti criminosi che possano coinvolgere immigrati. Quando si investe con serietà sull'educazione all'integrazione, da piccoli, nelle scuole, l'ansia si trasforma in opportunità di crescita e di arricchimento”.

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