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Lunedì 05 Dicembre 2016 | 09:24

Trent’anni fa Arezzo e gli aretini trovarono il loro fedele testimone

Trent’anni fa Arezzo e gli aretini trovarono il loro fedele testimone

Se il Corriere dell’Umbria ha generato una bella prole, il merito è anche del suo primogenito, il Corriere di Arezzo. Quando trent’anni fa venne alla luce, per una attrazione fatale tra l’entusiasmo di un editore di Gubbio, Leonello Mosca, e una città che per mettere il sigillo al suo miracolo economico aveva bisogno di un suo giornale, dimostrò tanta salute che era facile prevedere l’arrivo di tanti fratellini. Il primo fu quasi un gemello: nacque appena un anno dopo a Siena, allevato come il Corriere di Arezzo da quello che dodici anni dopo sarebbe diventato il direttore del gruppo Corriere, Federico Fioravanti, per dodici anni filati, prima di lasciare il testimone ad Anna Mossuto, nella continuità di una storia di giornalismo locale che dal 1983 accompagna quella di una bella fetta dell’Italia di Mezzo. Il primo nato ebbe un battesimo come si deve: a festeggiarlo nel salone dei convegni della Camera di Commercio c’era mezza città, in prima fila il sindaco Aldo Ducci che si apprestava ad essere rieletto per l’ultima volta dopo 18 anni alla guida di Palazzo Cavallo. A fare gli onori di casa il direttore storico, Giulio Mastroianni, che tracciò subito davanti ai giovani redattori cementati nella comune e pionieristica esperienza di Teletruria, le linee di un percorso di informazione innovativa che proprio nell’entusiasmo di una redazione giovanissima avrebbe trovato l’interprete più naturale. Li fece senza mascherare l’emozione per un viaggio tutto da scoprire: “E’ come se stessimo per varare - disse - una nave destinata a lunghe rotte su mari che possono essere calmi ma anche pieni di insidie”. Il mare di una città e del suo territorio dove si è fatta la storia dell’arte e del cultura d’Italia. Ma anche dove, dopo tre decenni di crescita industriale rapida quanto imprevedibile, si affacciavano le prime crepe sul piano sociale. Materia difficile, tutta da seguire e interpretare giorno per giorno insieme ai lettori. “Il Corriere di Arezzo - disse il direttore - non nasce per un fatto di concorrenza, ma come ricerca di nuovi lettori, di gente che ha nuovi bisogni”. Come quelli di trovare nel primo giornale con l’aretinità stampata nella sua testata, e con la duttilità di oltre venti pagine di cronaca locale, anche le storie, apparentemente minori, di ogni angolo del territorio, anche e soprattutto quello che non aveva mai avuto una voce e dove il miracolo economico non era mai arrivato. A scovare ogni giorno almeno una storia di ogni angolo di territorio, l’abnegazione e il radicamento di collaboratori legati alla loro terra come al loro giornale. Grandi e piccole storie, come quelle del calcio minore raccontate per la prima volta dal Corriere di Arezzo con la stessa dignità di ogni altro fenomeno sociale. Mentre in redazione i giovani crescevano come a una nuova scuola di vita e di giornalismo locale, che negli anni avrebbe formato professionisti destinati a compiti di grande responsabilità nell’informazione locale e nazionale: per restare nel gruppo Corriere, basta ricordare l’attuale vicedirettore del gruppo, Riccardo Regi, e il responsabile del Corriere on line, Federico Sciurpa che per 12 anni, del Corriere di Arezzo è stato il caposervizio. Due tra i tanti protagonisti di una sfida lanciata quel 3 aprile del 1985 alla Camera di Commercio di via Giotto e vinta, anche “sui mari pieni di insidie” evocati dal direttore Mastroianni, da una squadra capace ogni volta di anticipare i tempi della evoluzione sociale, politica ed economica di Arezzo e della sua provincia, anche grazie al contagio di aretinità di cui è stato fin dalla nascita portatore il Corriere di Arezzo, senza risparmiare i nuovi aretini arrivati da lontano. Il Corriere di Arezzo ha potuto così essere interprete e allo stesso tempo parte della nuova svolta epocale della città, dopo quella del miracolo economico. Una svolta che lasciava tracce profonde nella vita quotidiana di una comunità che vedeva sgretolarsi conquiste che sembravano ormai acquisite come quelle della grande industria che avevano cambiato il tessuto sociale, prima ancora che quello economico, della città e del suo territorio e che ora su quel tessuto stavano lasciando ferite sempre più profonde. L’orgoglio, l’inventiva e la vitalità secolari degli aretini hanno trovato nelle pagine del Corriere di Arezzo ogni giorno una nuova ragione in più per riconoscersi. Così come i suoi redattori in quell’orgoglio e in quella capacità di innovarsi ne hanno trovato di nuove per vincere insieme alla città una sfida che non concede soste. Oggi come il 3 aprile del 1985 Arezzo si sta preparando ad un appuntamento da ricordare nella sua storia politica e amministrativa: se trent’anni fa andava incontro all’ultimo capitolo di un’epoca segnata da Aldo Ducci sindaco per 23 anni, oggi si prepara ad aprirne uno nuovo dopo due legislature guidate da Fanfani. In mezzo tante scelte della gente aretina, anche nel segno dell’alternanza. Segno comunque della crescita culturale di un territorio che nel Corriere di Arezzo ha trovato trent’anni fa il suo fedele testimone.

il punto
del direttore