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Lunedì 05 Dicembre 2016 | 09:23

Oggi sembra tutto normale, in realtà fu un miracolo

Oggi sembra tutto normale, in realtà fu un miracolo

Con il Corriere di Arezzo, nasce la pluralità dell’informazione locale. Fu come la nascita di un figlio in una famiglia: con un “prima” e un “dopo”. La famiglia è la comunità aretina, le sue istituzioni, le sue categorie. I cittadini. Sì, perché “prima”, per un ventennio, il mondo della carta stampata locale è stato rappresentato dal monopolio della Nazione. Non aveva concorrenza e tutto si concretizzava in due-tre paginette di cronaca. Poi è nato il Corriere di Arezzo, che, fin dal suo primo vagito, ha rotto un monotono tran-tran, creando ricchezza di informazione e di dibattito. Un agguerrito gruppo di uomini e donne, quasi tutti fra i 20 e i 30 anni, alcuni già professionalmente pronti, altri alle prime armi, hanno portato in edicola un prodotto giovane, ricco, di 20-24 pagine locali quotidiane, costringendo anche lo storico quotidiano fiorentino a cambiare regime. Ad Arezzo l’idea di fare un nuovo quotidiano era nell’aria da anni. Il progetto per fare il grande passo lo avevano studiato a lungo il gruppo Tirreno-Repubblica. Poi editori romani. Quindi altri del Veneto. Ma i conti non tornavano mai. E tutti hanno rinunciato. Ci volle l’incontro fra il nato da poco tempo Corriere dell’Umbria e Teletruria, per inventare un modello integrato (che si è successivamente sviluppato in molte altre parti d’Italia) e modificare per sempre il panorama informativo locale.
Non un progetto ordinario, tradizionale, ma la risposta possibile, forse l’unica, per inventare un prodotto che è stato possibile per la grinta e lo spirito di collaborazione e sacrificio, che nelle molteplici esperienze editoriali vissute nei miei 40 anni di lavoro non ho mai più ritrovato. Nelle redazioni si usa dire “sempre meglio fare il giornalista che lavorare”. Ma voglio sfatare un mito: i giornalisti, e con loro i poligrafici, gli addetti alla distribuzione, i venditori di pubblicità, fanno una fatica immane. Ripagata dalla soddisfazione tutte le mattine di vedere un prodotto totalmente nuovo in edicola. Ogni giorno una sfida, il giudizio dei lettori, il confronto diretto con la concorrenza. Fin dai primi giorni, quando a dare una mano al gruppo aretino vennero il direttore di allora Giulio Mastroianni, il suo vice Paolo Farneti e il caporedattore Federico Fioravanti, fu una battaglia quotidiana nel raccontare ogni aspetto della vita di questa provincia. Un modo nuovo di raccontare la politica locale, fino ad allora fatta solo di comunicazione ufficiale e non di dibattito pubblico, la cronaca, l’economia e il mondo del lavoro. Con uno spazio immenso allo sport. Pensate, il calcio raccontato dalla squadra maggiore fino ai campionati amatoriali e ai tornei dei bar, con la stesa dignità e lo stesso gusto della narrazione.
Quel gruppo crebbe. Una fucina di saperi. Collaborazioni anche prestigiose per raccontare Arezzo e la sua storia, la sua ricchezza culturale, la sua arte antica e quella contemporanea. E l’enogastronomia, scoperta con i prodotti tipici quando ancora non andava di moda. Il Corriere è stato un giornale attento a tutto ciò di cui i cittadini avevano bisogno. Quando nel 1987 fu approvato il piano regolatore di Arezzo furono stampate quasi 10.000 copie con tutte le tavole del Prg: ancora oggi molti le usano nelle case e negli studi. Quei ragazzi di trenta anni fa hanno fatto la loro strada. Molti con grande successo. Gli anni sono passati e le vicende della vita hanno segnato per ognuno il suo destino e il suo percorso. Ma nessuno, quando ci ritroviamo per lavoro o per altre ragioni, non ricorda quegli anni e quella esperienza con grande gioia e orgoglio. Oggi sembra tutto così normale, ma quello fu un miracolo. Fatto da tutti. 30 anni sono tanti anche nella vita delle persone. C’è chi ha messo su famiglia, chi invece l’ha distrutta. Chi ha cambiato lavoro. Chi addirittura paese. E chi non c’è più. La sorte ha portato anche degli insopportabili dispiaceri. Chiudo ricordando chi oggi sarebbe orgogliosa di essere qui a festeggiare, la più creativa, combattiva, cocciuta e generosa di quel gruppo: Grazia Barchi.

il punto
del direttore