Anche i diavoli si commuovono

Anche i diavoli si commuovono

05.03.2017 - 19:11

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A vederlo e a sentirlo a Otto e Mezzo, vien da pensare che dalla Gruber sia finito uno dei tanti diavoli cacciati da Arezzo da Frate Silvestro, il compagno di San Francesco che trovò la città in preda ai demoni.  Poi, quando la Gruber decide di salvare l’ospite di turno dalle grinfie di Andrea Scanzi perché Otto e Mezzo è ai titoli di coda e devi cambiare canale, trovi tanti angioletti, cherubini e serafini che cantano e suonano così male le chiarine che in confronto le parole del diavolo cacciato da padre Silvestro sono musica per una messa cantata.  E allora è meglio che il diavolo torni prima che può ad Arezzo.  Lui non se lo fa dire due volte, non tanto perché ad Arezzo non ce la farebbe più neanche San Francesco a cacciare i diavoli, quanto perché se  non respira l’aria di casa almeno due giorni alla settimana, se non porta a Passioni Festival per intervistarli  al Circolo Artistico o al Teatro Petrarca amici come Carlo Verdone, autori e giornalisti fuori dal coro dei cherubini e i serafini,  Scanzi non riesce a fare il diavolo né quando parla a Otto e Mezzo, né quando scrive sul Fatto Quotidiano. Dell’aria di Arezzo, prima di ripartire,. fa un pieno che gli basta anche per parlare, tra una diavoleria e l’altra, almeno un’ora al giorno della sua città. E l’aria di Arezzo può perfino far commuovere un diavolo, soprattutto se è aretino. Ad Andrea Scanzi è successo pochi giorni fa, quando ha saputo che oggi in Comune lo aspettano il sindaco Ghinelli e l’assessore Comanducci .per consegnargli nella Sala del Consiglio Comunale il premio “Civitas Aretii”.  E come se non bastasse, prima della consegna del premio, sfileranno per le strade del centro le rappresentanze dei quartieri e dei fanti accompagnate dal suono dei Musici e degli Sbandieratori.  Perché quello di Civitas Aretii è un premio che ogni anno si dà a chi ha contribuito  a divulgare e promuovere la conoscenza  della civiltà, la cultura, la storia, le tradizioni di Arezzo. E Scanzi tutto questo è da anni che lo fa, perché celo  porta il mestiere, ma soprattutto perché vuol tenere ben salde le sue radici, e perché ha sempre bisogno di riscoprirle. E poi perché gli diverte: quello che fa con le interviste a Passioni Festival per lui è un gioco tra intervistato e intervistatore: “Mi piace – dice – scoprire quello che c’è dietro i personaggi, ma anche ai personaggi piace che intanto io scopra me stesso”. E così mette a nudo ogni volta di più la sua anima aretina. Come ha fatto giocando con altri personaggi solo apparentemente immaginari,  nei quali si riconosce e riconosce vecchi amici aretini, che ci provano a fare i diavoli ma più ci provano e più gli spuntano le ali da teneri angioletti: sono “I migliori di noi”, il suo libro tutto aretino che, dopo il vernissage a Passioni Festival ha venduto 45.000 copie in pochi mesi, sono quelli che si ritrovano anche dopo tanti anni passeggiando in Corso Italia, che per venire in centro passano dalla salita di San Domenico invece che dalle  scale mobili, che per far conoscere meglio Arezzo a una turista straniera la portano a cena e poi a casa. Prima di Scanzi, se ci fosse stato anche nel 500, il premio Civitas Aretii sarebbe toccato di sicuro ad un altro diavolo sopravvissuto  in città, dopo la cacciata di San Francesco: Pietro Aretino, che di  Arezzo bene o male parlò anche con tanti Papi. Ma non tutti i diavoli si commuovono, neanche quando vengono premiati. “Quando ho saputo che sarei stato al centro di una cerimonia nella Sala del Consiglio comunale – ha confessato Scanzi – mi è scesa qualche lacrimuccia sul viso”. Va bene che Arezzo se la porta dietro anche quando è lontano, ma un po’ di pudore ce l’hanno anche i diavoli: e Scanzi lo dice ma lo pensa anche: “Ma è proprio vero che per me sfileranno anche i  Musici e Sbandieratori? Di sicuro – dice – quando il sindaco mi consegnerà il premio, la mia maschera cinica e provocatoria crollerà miseramente. Ma sono anche sicuro che non me la rimetterò prima di aver fatto un giro in città”. Ne è sicuro anche il sindaco che quando consegna il premio Civitas Aretii, visto che un anno fa lo consegnò a Domenico Giani, l’angelo custode del Papa, per non sbagliarsi non guarda in faccia né al diavolo né all’acqua santa.

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