Il trionfo della Chimera

Il trionfo della Chimera

17.04.2017 - 16:46

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Migliaia e migliaia di turisti in fila ogni giorno a Palazzo Vecchio per visitare la residenza di Cosimo attraversando il salone dei Cinquecento e fermarsi nella sala Leone X, dove, come avverte il cartellone invitante in piazza della Signoria, c’è la Chimera relocated, il mostro da vincere. La Chimera di Arezzo, ricollocata, appunto, nella sua prima dimora, dove la volle portare e custodire nella stessa sala Leone X Cosimo I subito dopo il ritrovamento fuori Porta San Lorentino, è stata per due giorni la star del G7 della cultura. Ministri dei paesi più ricchi di arte e cultura ammaliati dalla potenza del mostro agonizzante, colpito a morte da Bellerofonte. E fino al 27 aprile, giorno in cui la Chimera tornerà nella residenza più anonima del museo archeologico di Firenze, per vivere le stesse emozioni di quei giorni ci sarà da mettersi in fila per un’ora prima di uscire dalla biglietteria con lo scontrino che fa scoprire a tutto il mondo la Chimera. Una lunga teoria di giovani che parlano ogni lingua, armati di smartphone per catturare il mostro e portarselo a casa. Insieme al nome della città che il mito del mostro immortalò nella fierezza di un bronzo rimodellato dal genio e dalla cultura della sua gente.  E’ così che la Chimera di Arezzo si materializza non solo come il capolavoro di una civiltà di cui Arezzo è stata protagonista, ma anche come simbolo di una cultura universale. La Chimera di Arezzo sarà il trofeo più ambito del tour fiorentino dei turisti, quasi come lo fu per Cosimo  che lo portò a Palazzo Vecchio per mostrare al mondo la potenza dei Medici. Ma se la Chimera è stata relocated a Palazzo Vecchio come uno dei simboli della potenza medicea, e se in un mese le sfilano davanti  tanti visitatori quanti possono vederla  in dieci anni nelle sale del Museo archeologico, tanto vale che la ricollocazione a casa di Cosimo sia definitiva. Cosimo la volle lì, e la storia non si cambia dopo cinquecento anni: anzi è proprio a Palazzo Vecchio, nella sua casa originaria, che si valorizza e si rinnova. Dando ormai per scontato che continuare a chiederne il ritorno definitivo ad Arezzo  è una battaglia di retroguardia destinata a fallire, come è sempre fallita, la strategia vincente anche per Arezzo, la città che ha forgiato la Chimera 2500 anni  e che alla Chimera lega il suo nome, è proprio quella di una battaglia per la sua massima valorizzazione: che, dopo il trionfo al G7 non può prescindere dal ruolo di padrona di casa a Palazzo Vecchio.  In grado di ricevere nella sala attigua alla salone dei Cinquecento, milioni di ospiti in un anno. Allora sì che, dopo aver soggiogato mezzo mondo con il suo mito di mostro da sempre agonizzante ma ancora mai vinto, potrà tornare a far visita ad Arezzo, non più come figliol prodigo,  ma  accolta in trionfo , come una eroina che nel nome di Arezzo  ha conquistato il mondo e che il mondo si porta dietro, anche quando lascia la casa dove la portò 500 anni fa Cosimo e torna a respirare l’aria che  respirò quando gli operai di Cosimo la estrassero dagli scavi di San Lorentino. Sarà una bella boccata di ossigeno anche per il nome e l’identità di una città che, come dice Sgarbi, non è conosciuta  nel mondo  quanto meriterebbe la sua storia.

 

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