cannocchiale

La Banca del Pliocene

14.05.2017 - 19:06

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A Bergamo devono conoscere poco gli aretini: quando avranno imparato a conoscerli, ora che sono già arrivati in via Calamandrei, si risparmieranno un'altra marea tirrenica di ironia, più amara che divertita, che sta inondando il nuovo nome di BancaEtruria, Banca Tirrenica. Ironia per ironia, amarezza per amarezza, neppure il Cannocchiale può sottrarsi dal clima di questi giorni in città: anzi, proprio perché in quel clima ci vive sempre, all'ironia e all'amarezza di questi giorni aggiunge il dubbio che a Bergamo quelli di UbiBanca abbiano una carta dell'Italia di qualche milione di anni fa: possono essere cinque, ma anche solo due milioni. Erano i tempi del Pliocene, quando il mare arrivava fino a Lucignano. Ma da allora di terre ne sono emerse tante, anche quella dell'Etruria. Alla quale Arezzo aveva infine dedicato la sua Banca nata come la Popolare aretina e diventata dell'Etruria nel 1971, proprio perchè aveva acquisito la Popolare di Siena e quella di Livorno. Era Arezzo che andava al mare, ora è il mare che viene ad Arezzo. Quanto poco c'entri il Tirreno con la storia della Popolare Aretina, lo dice, del resto, il sindaco Ghinelli senza ironia, ma con una doverosa preoccupazione, che va al di là di un battesimo poco beneaugurante, più attenta alle prospettive occupazionali e al ruolo di Via Calamandrei nelle strategie di Ubibanca , che al nome: "Banca Tirrenica - dice Ghinelli - è un nome quanto mai indicativo e limitativo rispetto ai riferimenti territoriali di questa collettività". In realtà , dietro al cambio di nome, c'è molto più che una pratica da sbrigare per segnare il passaggio da una banca in risoluzione a una banca rigenerata. Se fosse solo per questo, il nome giusto c'era già: Nuova Banca Etruria. C'è invece la volontà di tagliare i ponti con ogni riferimento a quello che sta ormai passando come il simbolo della peggiore delle gestioni possibili del sistema bancario, come se fosse BancaEtruria la causa di tutti i mali delle banche. Troppo limitativo, direbbe Ghinelli. Tanto valeva portare subito BancaEtruria, invece che al mare, nelle Prealpi bergamasche e bresciane, chiamarla infine Banca prealpina, visto che Arezzo , finito il Pliocene, ha più confidenza con le montagne che con il mare. Ma tagliare i ponti con ogni riferimento a BancaEtruria, ammesso che basti per rimuovere le sue ultime vicende, anche a costo di prestarsi all'ironia del mare, non basta certo a cancellare una storia di 130 anni. La storia di una banca voluta da una generazione di aretini dell'Ottocento e cresciuta insieme a quelle a cavallo di due secoli. Protagonista, insieme agli imprenditori e ai lavoratori del territorio, del miracolo economico aretino del dopoguerra che occupò ben altre pagine delle cronache nazionali. Sono queste le radici in nome delle quali gli ultimi vertici eletti di BancaEtruria rifiutarono nel 2014 la proposta di acquisto amichevole sul 90 per cento delle azioni a un euro per azione. Un rifiuto, per la verità, condiviso dall'allora sindaco Fanfani che guidò la rivolta di quasi tutto il mondo economico e politico aretino contro l'Opa di Vicenza. L'ultimo velleitario tentativo di conservare una autonomia, sulla quale un anno dopo si sarebbe abbattuto il ciclone del bail in con il decreto "salvabanche" firmato da Renzi e Padoan. Non è un dettaglio il fatto che la Popolare di Vicenza ,che nel lanciare l'Opa, oltre che remunerare gli azionisti con un euro, e salvaguardare gli obbligazionisti, garantiva a via Calamandrei il presidio della sua presenza in tutta l'Italia centrale e la piena tutela dell'occupazione, sia stata poi salvata con un altro decreto, quello che mette a disposizione 20 miliardi di euro del Tesoro, quindi di fondi pubblici, per evitare il bail in a qualunque banca si trovasse nelle condizioni di BancaEtruria. "Siamo stati le cavie del bail in" - ha scritto ai dipendenti di BancaEtruria Roberto Nicastro lasciando la presidenza delle Good bank- per il via libera a Banca Tirrenica e Banca Adriatica. Cavie di un esperimento mai più applicato a nessuna banca europea. Un esperimento che messo fine alla storia di quattro banche, ha azzerato le azioni di 130mila azionisti, ha lasciato dietro di sé diecimila vittime del salvabanche, ha portato Banca Etruria sul Tirreno. Non le resta che aspettare qualche salvagente spedito dalle montagne orobiche.

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