Non si vince il Giro da isolati

Non si vince il Giro da isolati

21.05.2017 - 18:25

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E’ vero che né la storia né la cronaca si fanno con i se e i ma. E’ anche vero, però, che a due anni di distanza dalla débacle del centrosinistra a  Palazzo Cavallo, sono ancora in molti a pensare che se a vincere le primarie a sindaco del Pd fosse stato Luciano Ralli, ai giornali di tutta Italia  sarebbe mancata un notizia ghiotta:  quella  dell’impresa riuscita al cerchio magico renziano di perdere il Comune di Arezzo contro il centrodestra a pezzi restaurati da Ghinelli.  Che giovedì  da sindaco ha fatto quello che aveva fatto tante volte proprio Ralli da presidente del Consiglio: scendere  dal tavolo della Giunta o della Presidenza per calarsi nel ruolo di consigliere comunale: senza le vesti dell’autorità di presidente o di sindaco, ma con quelle di uno qualunque dei trentatrè eletti nel massimo consesso cittadino. L’ha fatto per meglio sintonizzare la sua risposta proprio a Ralli che, sempre meno stretto nel cerchio magico, anche a costo di rompere il cerimoniale del voto sul tema all’ordine del giorno, è entrato a piè pari sulla madre di tutti i problemi della città. Quello della sua incapacità di costruire una strategia di rilancio e di sviluppo economico e culturale, comune a tutte le sue componenti, e  di fare leva sulla lobbing territoriale per avere più forza nel coinvolgere nella strategia i suoi rappresentanti in Regione e in Parlamento. Un intervento non di parte ma da rappresentante del consiglio comunale di una città che rischia di correre da sola e sparpagliata. Da isolati potevano correre il Giro solo Carollo e Malabrocca per contendersi la maglia nera :evitando però di finire fuori tempo massimo pur di arrivare a Milano con una maglia.  Che quella di Arezzo non possa ritingersi di rosa correndo da isolati  lo ha ammesso anche Ghinelli raccogliendo da trentatreesimo consigliere la mano tesa da Ralli. Da soli non si fa niente, neanche Carollo e Malabrocca avrebbero potuto portare la maglia nera fino a Milano senza i rifornimenti e gli aiuti del Giro. E di aiuti da Roma da un pezzo ne arrivano pochi per poter andare oltre la riparazione delle buche nelle strade. “Ancora meno – ha detto Ghinelli nei panni di consigliere – ne ho visti dai parlamentari aretini anche quando l’immagine della città è stata sfregiata  dalle vicende di BancaEruria”. Ma Ghinelli non è andato tra i banchi del consiglio per contraddire un consigliere, tanto meno Ralli che gli ha lanciato un assist perfino inatteso per sfuggire alla tentazione dell’isolamento , e neanche per trovare nei parlamentari aretini  un alibi alla corsa solitaria sulla tappa di montagna del rilancio di una città che non riesce a fare squadra. L’assist gli è servito, piuttosto per sgombrare il campo dai sospetti di incomunicabilità con la Regione che per definizione con Arezzo è sempre stata matrigna. “I soli dai quali ho avuto un aiuto – ha detto – sono il Governatore Enrico Rossi e l’assessore Vincenzo Ceccarelli”.  Alla faccia dell’isolamento, parole di Ghinelli. Ceccarelli, superassessore regionale ai trasporti, ex presidente storico della Provincia, sogna anche di notte il completamento della Due Mari e fa fermare il Frecciarossa ad Arezzo. Enrico Rossi si fa vedere in città sempre più spesso a parlare  dei problemi di Arezzo: più spesso perfino che ai tempi di Fanfani sindaco. Non c’è più la Regione matrigna, non ci sono più alibi all’isolamento. E’ ora di fare lobbing territoriale, direbbe Ralli. Meglio se insieme ai parlamentari.

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