cannocchiale

La rissa a tutti i costi

11.06.2017 - 17:51

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Sono passati meno di venti giorni da quando Ghinelli è sceso dalla sua poltrona di sindaco per sedersi  sulla prima vuota tra i banchi dei consiglieri. Lo aveva fatto più volte  anche il presidente del vecchio consiglio, Luciano Ralli, per far sentire la sua voce più libera da qualunque condizionamento, anche politico. Anche Ghinelli  l’ha fatto per essere più libero nelle vesti di uno dei trentatrè consiglieri, nel raccogliere l’appello appena lanciato proprio da Ralli dal suo banco di capogruppo del Pd: un appello non da politico di parte, ma da rappresentante  del consiglio comunale di una città che corre il rischio di  correre da sola e  per di più divisa verso l’uscita dai meandri di  una lunga crisi economica e sociale. Ghinelli ha fatto anche i nomi, Il governatore Enrico Rossi e l’assessore regionale Ceccarelli,  dei due  rappresentanti istituzionali che finora ha avuto come punti di riferimento per evitare alla città il rischio dell’isolamento: autorevoli, ma solo due – ha detto Ghinelli. Che proprio per questo ha raccolto l’appello di Ralli per una lobby territoriale, una condivisione di strategie, da far pesare sui tavoli regionali e nazionali.  A due anni dall’insediamento della nuova giunta, l’intervento di Ralli e la risposta di Ghinelli, sembravano aver acceso la spina su un dibattito, finora a fari spenti, tra maggioranza e opposizione sulla madre di tutti i problemi della città. Pura illusione. Quanti quel giorno, al di là dei convenevoli di rito sulle dichiarazioni di voto, ascoltavano le parole di Ralli e di Ghinelli? Quanti tra i banchi della maggioranza e quanti tra quelli dell’opposizione?  E quanto prevale la vocazione alla rissa a tutti i costi rispetto alle responsabilità che gli elettori assegnano ai consiglieri eletti? A far cadere ogni illusione sulla loro disponibilità o capacità di recepire, come ha fatto Ghinelli, l’appello di Ralli, è bastata la notizia dello sblocco dei 17 milioni assegnati dalla presidenza del consiglio per il finanziamento del piano di riqualificazione delle periferie. Una notizia, finalmente buona, tanto attesa quanto, almeno apparentemente, arrivata giusto in tempo per dare corso  alla lobby territoriale auspicata da Ralli. Nessuno aveva però fatto i conti con la  poco sana abitudine di ogni famiglia italiana, che davanti ai soldi a tutto pensa fuorché a fare lobby. E come in ogni famiglia italiana,  tutti, Pd da una parte, Oraghinelli , che sta per Officina per il rilancio di Arezzo, dall’altra, hanno messo subito il cappello sopra i 17 milioni. Il primo a mettercelo è stato il Pd, con il suo segretario comunale, che ha assegnato il merito del finanziamento all’impegno dei parlamentari Pd aretini, senza il quale il Governo non avrebbe “ripescato” Il Comune di Arezzo, escluso dai primi 24 della graduatoria. Comprensibile, anche se poco in linea con la lobby territoriale, la sfida alla maggioranza sul buon impiego dei finanziamenti.  Poco originale la risposta da copyright renziano – “state sereni, ci penseremo noi” – di Oraghinelli.  Ma se ci fosse stato bisogno  di  un buon consiglio ad abbandonare ogni illusione sugli effetti dell’appello di Ralli, ci ha pensato ancora Oraghinelli, con i suoi consiglieri contenti sì dell’arrivo dei 17 milioni, che però “so no parzialmente bastevoli per i bisogni  della città e delle periferie, perché non c’è solo da fare ma anche da rifare e sistemare questioni annose ereditate da chi oggi si pavoneggia”.  Se questo è il primo round di una rissa attorno a 17 milioni tra chi dovrebbe rappresentare gli interessi della città, alla quale i 17 milioni appartengono, Ghinelli si tenga ben stretto l’aiuto di chi, anche fossero due soli, in Regione hanno a cuore la città.

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