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IL CANNOCCHIALE

BancaEtruria, i retroscena in "Avanti"

16.07.2017 - 12:04

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Dopo le tante pillole anticipate dai grandi quotidiani, "Avanti", il libro atteso da mesi di Renzi su tutti i retroscena del mondo politico ed economico italiano, è arrivato il libreria. Tanti retroscena, anche sul terremoto che ha sconvolto il sistema bancario italiano. Non potevano mancare, al capitolo terremoti bancari, i retroscena su BancaEtruria. Tornano così a galla le responsabilità di Bankitalia, dei predecessori di Renzi che approvarono discutibili regole europee come il bail in, di chi aveva immaginato di riparare al dissesto di BancaEtruria con l'Opa lanciata dalla Popolare di Vicenza. Tanti episodi e date sul cammino, più indietro che avanti, di BancaEtruria. Poco o niente su una data: quella del 22 novembre del 2015, quando di fatto si chiuse la storia di BancaEtruria e delle altre tre banche messe in risoluzione con il decreto salvabanche che quel giorno, in tutta fretta, firmarono Renzi, presidente del Consiglio e Padoan, ministro dell'economia, per non contraddire la commissione europea che metteva in guardia il Governo dall'utilizzo di fondi pubblici per evitare il fallimento delle quattro banche. In realtà mettere in guardia significava ricordare, appunto, le regole che nel suo libro Renzi definisce discutibili e che il ministro Padoan, già poco prima della firma del decreto aveva definito "piccoli cavilli". Opposti contro il salvataggio, con la copertura delle perdite delle quattro banche proposto dal Fondo Interbancario, ovvero dal consorzio di tutte le banche italiane, con un intervento da due miliardi, attraverso la sottoscrizione di nuove quote da girare a tempo debito ai giganti del credito come BancaIntesa e Unicredit. Niente risoluzioni, nessuna conseguenza per obbligazionisti e azionisti delle quattro banche da salvare. Piccoli o grandi che fossero i cavilli dell'Ue, secondo la quale quelli del Fondo interbancario erano soldi pubblici, bastarono a Renzi e Padoan per virare sul decreto salvabanche che in realtà anticipava il bail in che in Europa sarebbe entrato in vigore solo a fine anno. BancaEtruria "cavia del bail in" avrebbe ammesso più di un anno dopo il presidente della Good Bank nata dal decreto, Roberto Nicastro. Le conseguenze sono ferite ancora aperte sugli obbligazionisti che in BancaEtruria avevano investito e sui 62mila azionisti cancellati con un colpo di spugna come cavie del bail in. "I tedeschi possono salvare le proprie banche con fondi pubblici e aiuti di stato, l'Italia no". Parole dure, uscite in tempo reale, dalla bocca del presidente dell'Abi, l'associazione di tutte le banche italiane, Antonio Patuelli, che, per essere ancora più chiaro, definì "una legnata" il salvataggio delle quattro banche italiane, denunciando il fatto che nel frattempo le Sparkasse , le piccole casse di risparmio tedesche erano state salvate dal governo di Angela Merkel con più di 200 miliardi di fondi pubblici. E questo bastava e avanzava, non solo secondo lo stesso presidente dell'Abi, per lanciare la sfida alla commissione dell'Ue. Firmando il decreto salvabanche non come un bail imposto dall'Ue, ma con i due miliardi del Fondo interbancario. Il rischio? Si chiedeva Patuelli: quello di una procedura di infrazione, una delle tante minacciate e mai andate in porto dall'Ue. Tutti retroscena che potrebbero sempre rileggersi ripercorrendo la lunga storia di BancaEtruria, nel tempo, più avanti.
Romano Salvi

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