Il prefetto che disinnesca le bombe

Il prefetto che disinnesca le bombe

23.07.2017 - 16:01

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C’è chi si ritrova la domenica per pulire strade e piazze del quartiere, c’è chi ne imbratta anche la storia  con manifesti di un razzismo che più volgare non si può. E’ questa Saione di oggi,  cresciuta a dismisura nel dopoguerra alla ricerca di spazi oltre i binari della ferrovia fino a conquistare una identità, nella quale si rispecchiava più che altrove il miracolo economico di una città che proprio partendo da Saione, di là dalla ferrovia, aveva cambiato pelle in tempi di record.  Ora il quartiere del miracolo economico resta sì quello a più alta densità abitativa, ma  è anche quello con la più alta presenza di immigrati. Inevitabile che sia anche il quartiere messo più a prova nell’integrazione tra la sua storia e la cronaca quotidiana di chi è in fuga  da altri continenti. E’ successo anche di peggio con le grandi migrazioni italiane dal Sud al Nord, dove quartieri come San Salvario a Torino,  erano diventati impraticabili per i torinesi.  Certo è una prova che gli abitanti di Saione si sarebbero volentieri risparmiati, anche con una presenza più diffusa degli immigrati su tutti i quartieri. Ma è ormai Saione il quartiere aretino con anche la più alta concentrazione di servizi dedicati quasi in esclusiva agli immigrati. Difficile, se non impossibile, pensare di tornare in pochi anni a recuperare una identità, comunque diversa. Di sicuro corre il rischio di non trovarne né una nuova né una vecchia se si affronta una emergenza  senza  una ragionevole determinazione, ma neanche con minacce velleitarie come l’ipotesi ventilata dal sindaco Ghinelli di ricorrere all’esercito. È una emergenza, non una bomba pronta all’uso. Per fortuna a disinnescarla ci ha pensato il prefetto, Clara Vaccaro, come sempre puntuale nel rimettere in ordine anche i numeri  che ormai da ogni parte politica vengono ristretti e ingranditi più per la ricerca di consensi che di una analisi, per non parlare di proposte, per trovare soluzioni all’emergenza. Quella dei profughi ospitati a Saione non è comunque una invasione: “I richiedenti asilo  nel quartiere sono in tutto tredici- informa il prefetto - e non sono previste strutture di accoglienza”. Se alla fine ha dovuto rimettere ordine nei numeri che vanno maneggiati con la stessa cura con cui si dovrebbe risparmiare la carta per ignobili manifesti, non è perché vuol minimizzare i rischi di una emergenza reale: “Non sottovalutiamo – ha precisato – mai i rischi, ma vogliamo anche rassicurare gli animi”.  Mentre il prefetto rassicurava gli animi, a Firenze e a Pistoia una ventina di profughi, appositamente formati e dotati di materiali e attrezzature, era al lavoro per pulire le sponde dell’Arno e di altri corsi d’Acqua. C’era anche l’assessore comunale  all’ambiente, Valeria Gherardini, responsabile del progetto  al quale aderisce anche il Consorzio di bonifica. “Stiamo ospitando – ha detto – cento richiedenti asilo, che lavorano insieme agli Angeli del bello per pulire i graffiti e i parchi”. E proprio nello stesso momento il Governatore Enrico Rossi, dopo aver messo anche lui ordine nei numeri dei migranti ospitati in Toscana, 13.600 su una popolazione di tre milioni e 700 mila abitanti – lanciava una proposta: risorse ai comuni per dare vita a progetti di integrazione come i lavori socialmente utili , senza dare in appalto  a terzi i progetti”. Chissà che anche le sponde della Chiana e dell’Arno aretino non vengano presto pulite dai richiedenti asilo.

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