La corsa a tagliare il nastro

La corsa a tagliare il nastro

19.11.2017 - 12:16

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Quello di Arezzo non sarà uno dei tanti casi, tutti italiani, di amministrazioni comunali che bocciano progetti perché a inaugurarli potrebbe essere il sindaco di una giunta di colore diverso. Quello di Arezzo è semmai il caso di una amministrazione che sta inaugurando solo o quasi opere progettate e finanziate da chi l’ha preceduta. Ma è anche il caso di una amministrazione che avrebbe potuto già consegnare i progetti esecutivi delle grandi opere finanziate dal bando di gara per la riqualificazione delle periferie urbane. Se, a metà del suo mandato, la giunta di Palazzo Cavallo non l’ha ancora fatto e corre il rischio, più o meno reale, che a inaugurare i lavori sia una amministrazione di colore diverso, non è solo perché c’è un ritardo nell’esecuzione dei progetti affidati, proprio per non allungare ancora il ritardo, a studi esterni. E’ anche e soprattutto perché  i 17 milioni concessi dal bando al Comune di Arezzo per realizzare 23 progetti, non sono ancora arrivati  ad Arezzo. E non perché non funzionano le Poste, e neppure, almeno questa volta, le banche: non sono ancora arrivati, ma arriveranno dopo quelli riservati ai vincitori del bando di gara aperto dalla presidenza del Consiglio, proprio perché il piano aretino non è tra i 24 vincitori. E’ al 35esimo posto della graduatoria dei comuni comunque ammessi al finanziamento grazie a un miliardo e 600mila euro tratti dal fondo Cipe e che si aggiungono ai 500 milioni destinati ai vincitori. Un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, a seconda della sete e dell’urgenza dei lavori di riqualificazione di aree degradate o comunque da valorizzare. Un bicchiere che sarà un po’ più pieno o un po’ meno vuoto quando arriverà, attesa tra pochi giorni, la firma della convenzione  tra Comune e Ministero dell’Ambiente per sbloccare il finanziamento. Per riempirlo, dopo la firma, ci saranno sei mesi di tempo, entro i quali  tutti i progetti, per poter contare sui 17 milioni ed essere appaltati, dovranno essere rispediti a Roma nella versione cantierabile. Ce la farà Ghinelli a finire la legislatura tagliando il nastro delle opere della sua giunta, dopo aver tagliato quello delle opere finanziate dalla Giunta Fanfani? Detta così, sembra una corsa contro il tempo delle elezioni. In realtà la sfida che appassiona la città è un’altra: che i lavori per mettere in sicurezza il parco del Pionta, o quelli per risolvere il nodo dell’incrocio tra via Fiorentina e la tangenziale, o quelli per allungare la tangenziale fino a via Buonconte da Montefeltro, per non parlare di tutti quelli che riguardano la sicurezza degli edifici scolastici debbano essere spostati dal 2017 al 2018 e dal 2018 al 2019, come previsto dalla variazione del piano triennale appena approvato, non è una questione elettorale. E’ un’occasione che la città non può perdere, insieme ai 17 milioni per la riqualificazione di aree e infrastrutture strategiche per il suo futuro, ben al di là delle elezioni del 2020 quando si voterà per il nuovo sindaco. Se il taglio del nastro di uno o più lavori non ci sarà entro il 2020, conta poco o niente che a tagliarlo sia o no lo stesso sindaco che li ha avviati.

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