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Il Vesuvio criminale di Napoli

12.07.2017 - 11:44

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Il Vesuvio torna a fumare come non succedeva da tanti anni. E a vedere le immagini ci sarebbe veramente da temere: che non sia l'avvisaglia della catastrofe annunciata, dell'eruzione che prima o poi, secondo gli esperti e il calcolo delle probabilità, sconvolgerà tutta l'area napoletana?! Il vulcano si è svegliato questo è soltanto il prologo del disastro che verrà?!
E invece no, non è il segnale per quanto vistoso della distruzione incipiente, la nuvola gigantesca di fumo visibile anche dal satellite, oltre che dagli sguardi preoccupati di chi abita nella zona, non esce dalla profondità della terra, da una caldera pronta ad esplodere, ma dice di un'altra tragedia, questa volta tutta umana.
E' un incendio quello che vediamo e sta bruciando tutto quello che trova tra Ercolano e Ottaviano. Un fronte di due chilometri che ha costretto a evacuare case e ristoranti. Non è stato causato dalla calura che sta liquefacendo la penisola, ma dalla mano dell'uomo. Un incendio doloso, come si dice nel linguaggio del codice, per dire dei piromani, che non sono come la parola potrebbe suggerire degli appassionati, dei maniaci del fuoco, tipo "la fiamma è bella" di dannunziana memoria, quanto piuttosto dei delinquenti vili e anonimi che per quattro lire si fanno assoldare dalle organizzazioni criminali.
Il Sindaco di Ottaviano ha detto che "stiamo assistendo alla morte dello Stato e alla sua totale assenza". Potrebbe essere stato un sfogo che abbiamo ascoltato tante volte, lo sfogo di un Meridione che contempla la propria rovina, aspetta gli altri e non si muove. E invece il Sindaco ha spiegato: "Mai come stavolta lo Stato siamo tutti noi: anche quelli che si fanno i selfie tra le fiamme per postarle sui social, anche quelli che criticano solo e aspettano aiuti senza sapere che in Italia ci sono solo 12 canadair e poi magari esitano a denunciare i piromani. Infine, spiace dirlo ma è così, lo Stato è anche la mano criminale che sta facendo accadere tutto questo: siamo tutti sconfitti, siamo tutti impotenti, ma sarebbe sbagliato arrendersi".
Il sindaco si chiama Luca Capasso. Partito Democratico, anche se mi pare con qualche distinguo rispetto alla rotta recente. Non lo conosco. Ho visto sulla rete una sua intervista, relativamente recente, in cui parla del piano di evacuazione dell'area in caso di sommovimenti del Vesuvio, dice del rilancio dell'agricoltura e del turismo come risorse del territorio, auspica una fine dell'abusivismo compatibile non con i condoni ma con le esigenze della popolazione, rifiuta il marchio della camorra sul nome di Ottaviano..
E' un sindaco giovane. La rete può essere insidiosa, dà notizie e non sempre consente di verificarle, come anche quella di un'indagine di qualche anno fa che coinvolgerebbe il sindaco e proprio per questioni di edilizia.
Non voglio tirare conclusioni e tagliare giudizi, però voglio sottoscrivere le parole che ha pronunciato davanti alla colonna di fumo che offusca il Vesuvio e rischia di bruciare il bisogno e il desiderio di un riscatto collettivo, di soffocare la speranza in un cambiamento che non sia importato, ma nasca dallo sforzo di chi vive su un territorio e dal suo impegno quotidiano. Ha condannato il narcisismo demente di chi guarda e non capisce e magari si fa una fotografia, e non si è rifugiato dietro al vittimismo. Lo Stato non c'è, lo Stato siamo noi e la criminalità non è una disgrazia aliena. E' questa l'eruzione che blocca ogni sviluppo e crescita. Il vero Vesuvio di Napoli.

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