La missione da realizzare

La missione da realizzare

04.05.2015 - 11:12

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Nella giornata di oggi il Parlamento approverà in via definitiva l'Italicum. Una nuova legge elettorale che Renzi ha costruito a sua immagine e somiglianza a forza di colpi di fiducia e di forzature regolamentari tra Camera e Senato e che la maggioranza del Partito democratico, grazie al premio conquistato nelle elezioni del 2013, potrà approvare in splendida solitudine o quasi. I prevedibili effetti che la nuova legge elettorale produrrà sul sistema politico nazionale rivelano il cambio di pelle che il Partito democratico ha subito in questi ultimi tempi, anche per l'identità di ruoli tra segretario e presidente del Consiglio: da partito di centrosinistra, alternativo alla destra e garante della democrazia dell'alternanza, a cartello elettorale pigliatutto su cui basare un nuovo neo-centrismo in salsa italiana. Anche per questo motivo è utile leggere proprio in queste ore il libro-intervista di Romano Prodi, Missione incompiuta. Intervista su politica e democrazia (a cura di Marco Damilano, Laterza, euro 12). Non tanto per compiere un esercizio di nostalgia e neppure per abbassare alla contingenza politica attuale una riflessione alta e serrata come quella di Prodi, ma per ripassare i fondamentali, le ragioni e i valori profondi, che sono alla base del progetto del Pd. A partire dal patrimonio di culture riformiste plurali e incrociate che ha caratterizzato la stagione dell'Ulivo e ha costituito la linfa vitale, non a caso iscritta nello stesso simbolo del partito con il suo ramoscello di cinque foglie verdi, che ha alimentato la nascita e i primi anni di vita del Pd. Una "strada scomoda", intrapresa con la consapevolezza che "il berlusconismo era un fenomeno non transitorio, che avrebbe cambiato la testa alla gente". Ciò che stiamo mettendo in discussione in queste ore, creando le premesse costituzionali ed elettorali perché il ricambio delle forze di governo diventi difficilissimo, è il bipolarismo, l'idea cioè che una buona democrazia debba respirare con due polmoni e camminare su due gambe. Giustamente Prodi nota che la crisi del bipolarismo coincide con la crisi della democrazia a livello europeo, anzi è la spia rossa che si accende, e che la maggioranza del Partito democratico sta colpevolmente assecondando. Viviamo il tempo incerto e variabile di quella che Prodi chiama con efficace espressione "democrazia barometrica", in cui i leader non guidano, ma sono guidati, cioè si limitano ad assecondare gli umori espressi dai sondaggi. In questo modo si governa al massimo per il giorno dopo e la politica si trasforma solo e soltanto in una gestione del potere per il potere, noncurante del fatto che temi come le pensioni, la scuola, la ricerca, richiedono il tempo dell'attesa e quello del convincimento, sono semi piantati oggi e che germoglieranno tra 10 anni. I nuovi strumenti di comunicazione politica globali amplificano questa condizione di "presentismo" dilagante perché "la rete è un grande accentuatore delle forze del senso comune contro il buon senso" e induce a radicalizzare ogni posizione fornendo un'immagine distorta ed emotivamente esaltata della realtà che sembra un continuo far-west senza spazio per il merito e per il ragionamento, ma solo per slogan da 140 caratteri. I vecchi mezzi di comunicazione nazionali (stampa e Tv) sembrano privilegiare questa condizione "direttista" di verticalizzazione senza decisione poiché ritengono così di poter accorciare il guinzaglio al potere politico e si illudono di recuperare un ruolo di indirizzo dell'opinione pubblica, arginando la crisi strutturale che stanno vivendo da ormai troppo tempo. Prodi ritiene che il progetto del Partito della Nazione, che "non esiste nei sistemi democratici" maturi, sia programmaticamente antitetico al valore di una democrazia bipolare dell'alternanza ("una contraddizione in termini"), destinato ad accentuare e a mettere a regime mali tipicamente italiani come il trasformismo e il voltagabbanismo e, mi permetto di aggiungere io, il consociativismo.
Il Partito della Nazione, inoltre, incentiva una smobilitazione della partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica e calcola i vantaggi derivanti da una diminuzione dei votanti alle competizioni elettorali, magari fissando le prossime elezioni regionali alla vigilia del ponte del 2 giugno: tutto è riassorbito dentro un rapporto verticale con in leader nella convinzione che ciò basti da solo ad affrontare e risolvere i problemi di una democrazia complessa e articolata come quella italiana. L'illusione dell'uomo solo al comando, in cui i ministri saranno di fatto degli assessori e il parlamento verrà ridotto alla stregua di un consiglio comunale che si scioglie quando il sindaco decade o lo decide, è l'eredità più perniciosa che il berlusconismo ha lasciato alla cultura politica italiana. Questa illusione ha attecchito anche dentro il campo progressista ed è la migliore prova dell'egemonia culturale esercitata da Berlusconi sull'intero sistema politico nazionale. Ma come nota Prodi non c'è "solo l'illusionista, c'è anche un Paese disposto a illudersi" che in ogni momento di crisi spera di uscirne "con l'assoluzione generale senza la penitenza". Bisogna invece riprendere il cammino più impervio perché, il più delle volte, chi crede di avere imboccato una scorciatoia finisce per allungare la strada. Ha scritto bene di recente Enrico Letta: "Non c'è una sola importante conquista della nostra intera storia unitaria che sia stata raggiunta a colpi di forzature e personalismi. Andiamo lontano solo quando riscopriamo il coraggio e la capacità di farlo attraverso un grande sforzo collettivo". Ecco, il progetto dell'Ulivo che la nuova fase politica del Pd sta tradendo, è stato proprio questo: il tentativo di cambiare insieme il Paese, cercando di mettere in pratica, forse per la prima volta nella storia d'Italia, un riformismo inclusivo che ha mescolato diverse identità, così da creare "la condizione più importante di una democrazia: una diffusa partecipazione, unita a una prospettiva di una reale alternanza di governo". Prodi di se stesso spiega che non è stato un uomo solo al comando, ma "il frutto casuale di un impasto. Un impasto necessario per fare il pane, senza il quale il Paese muore di fame". Ma se è vero che la missione è incompiuta, vuol dire che essa è ancora da realizzare ed è davanti a noi.
miguel.gotor@senato.it

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