Francesco Macrì torna in pista per le elezioni. Ed è di nuovo babbo

Arezzo

Francesco Macrì torna in pista per le elezioni. Ed è di nuovo babbo

08.11.2014 - 20:57

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Luca Serafini

 

AREZZO C’è una creaturina piccola e mora che sgambetta tra le mani di Francesco Macrì. E’ Amelia, la secondogenita. Mamma Francesca l’ha data alla luce giovedì. Il giorno prima babbo Francesco ha compiuto 41 anni. Troppi per definirlo ancora “un giovane” della politica aretina, pochi per ritenerlo “un vecchio”, nonostante i 15 anni di vita amministrativa seguiti, ora, da un periodo “in panchina”. Questi sono giorni di gioia in casa Macrì: Francesco, Francesca e la primogenita Vittoria (5 anni) festeggiano l’arrivo di Amelia. Ma l’ex enfant prodige del centrodestra aretino non ritiene affatto concluso il suo impegno politico. Benché i fasti vissuti al tempo della giunta Lucherini sembrino lontani anni luce.

Macrì, andiamo subito al sodo, dopo aver capito per tempo che il Pdl era destinato ad esaurirsi, dopo l’esperienza di Arezzo Domani e la candidatura a sindaco, senza però essere eletto in Consiglio comunale, che farà? Si ripresenta alle prossime elezioni comunali?

“Intendo impegnarmi, mettermi a disposizione, per un progetto condiviso di centrodestra. Arezzo ne ha bisogno davvero. La città è ferma a dieci anni fa. Non ritengo di dovermi candidare in prima persona, non ho la pretesa di stare in prima fila, ma posso mettere in campo la mia esperienza e la mia energia”.

Lei è stato una delle colonne del centrodestra salito al governo ad Arezzo con il sindaco Lucherini. Un uomo forte anche in termini di preferenze.

“E’ vero. Sono sempre risultato il più votato, e anche alle ultime elezioni con la mia lista civica e liberale ottenni circa 2000 voti, non sufficienti per entrare in Consiglio comunale. Dopo la parentesi finiana con Futuro e Libertà sono rimasto un anno e mezzo in stand-by. Credo sia il momento di rimettersi in pista.”

Non si sente, nonostante i 41 anni, un personaggio del passato?

“Assolutamente no ed è la gente che incontro, che conosco, con cui parlo, che mi associa al ricordo del buon governo ad Arezzo. Sanno che posso dare quel giusto apporto di energia ed esperienza. Di concretezza. L’Informagiovani e la Piscina comunale, solo per citare due realizzazioni, sono figlie di quella stagione d’impegno amministrativo. La città di Arezzo cambiò profondamente in quegli anni, poi si è vivacchiato e la ex Lebole è lo specchio di questo stato di cose. E’ nel momento in cui una città soffre che servono un sindaco e un’amministrazione forte”.

Nostalgia del Consiglio comunale?

“Sì. In seno al consiglio comunale credo di essere stato elemento di forte vitalità, tanto al governo che all’opposizione. Ne ho nostalgia tanto più nel momento in cui assisto alla morte della politica verso le emergenze cittadine. Sia nella maggioranza che nell’opposizione”.

Cioè?

“La classe dirigente di Arezzo credo che dovrebbe essere buttata via, rinnovata, non si è dimostrata all’altezza. Arezzo è tornata ad essere una città provinciale, rinunciando ai progetti di respiro e ad un certo modo di ripensare lo sviluppo o il turismo. Si è creato il fuoco d’artificio Icastica, non si è puntato su Oro e Piero. Per non parlare della sicurezza. Gli amministratori lamentano solo che mancano i soldi, ma difettano soprattutto di coraggio e idee”.

E’ mancata anche l’alternativa di centrodestra.

“Quando abbaiavo alla luna, avevo ragione. Il tempo è galantuomo e si è visto che il Pdl andava contro gli scogli. Tutti ora dovrebbero fare un esame di coscienza e ripartire con una nuova squadra, azzerando ogni cosa. Non servono tanti centravanti. Serve piuttosto ripristinare un contatto vero e di dialogo con gli elettori”.

Ma c’è partita?

“E’ ardua, anche perché con i grillini il sistema è tripolare. Ma se i cittadini avvertono in partenza che si corre per finta, lo capiscono. Bisogna puntare alla vittoria, davvero. Comunque al centro ci sia sempre il bene di Arezzo.”

Lei è stato vicinissimo a Gasparri e alla Meloni. Poi?

“Amici con i quali ho condiviso un percorso, poi abbiamo fatto scelte diverse”.

Con Fini?

“Oltre alla politica mi lega a lui anche uno splendido rapporto umano”.

A chi guarda come riferimento politico?

“Ad una destra liberale, non populista. Condividiamo il progetto con l’associazione I Blu per l’Italia”.

Francini può essere un buon candidato?

“E’ capace, moderato. Ma non è ora il momento di fare nomi, possono essercene altri. Occorre lavorare per tempo su un programma, organizzarsi, unire le forze”.

Nel Pd si va verso le primarie, tutt’altro che scontate. Ma di Matteo Bracciali che ne pensa?

“E’ apprezzabile. Giovane. Spero abbia però il coraggio e gli uomini giusti. Che non sia insomma renziano sino in fondo.”

Calcio. L’Arezzo è tornato ad aggregare.

“Confido in un buon futuro. Auguro il meglio agli amaranto. Comunque si torna lì: serve che la città torni a creare ricchezza, a produrre, se si vuole un grande club senza presidenti che vengono da fuori”.

Macrì, la politica chiama. Ma anche la piccola Amelia.

“Una grande emozione. Un dono meraviglioso che riceviamo con gioia”.

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