Marco Donati: “Per me parlano le azioni per il territorio”

CENTROSINISTRA - UNINOMINALE CAMERA DEI DEPUTATI - COLLEGIO 7

Marco Donati: “Per me parlano le azioni per il territorio”

28.02.2018 - 22:47

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Insieme a Katia Faleppi, quarta nel collegio proporzionale Toscana 2 per il Senato, Marco Donati, deputato aretino uscente, è il solo candidato del Pd non paracadutato in provincia di Arezzo.  Ed è senza il paracadute del proporzionale che ora rilancia la sua sfida nel collegio uninominale di Arezzo per la Camera.  Eletto alla Camera nel 2013 a soli 33 anni, si era dimesso da assessore al bilancio della seconda legislatura Fanfani, dopo essere stato eletto nel 2006 in consiglio comunale. Alla Camera ha fatto parte della commissione attività produttive – commercio e turismo e dal 2014  è stato membro della Commissione Parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo.

Quando è stato eletto alla Camera 5 anni fa, il Pd governava quasi tutti i comuni della provincia di Arezzo. Ora è tutto diverso.  Quanto pensa che pesino le sconfitte delle amministrative sul voto politico e sull’esito della sua nuova sfida?

Il contesto politico a livello locale è senza dubbio cambiato, ma gli elettori sanno distinguere e sanno dare il giusto significato al loro voto. Qui la sfida è diversa, da parte nostra ci sono le proposte concrete e realizzabili, i concorrenti sparano promesse che rischiano di far deragliare il Paese. Da parte mia, come candidato all'uninominale, ho costruito un programma di collegio ascoltando e confrontandomi con le necessità di questo territorio così come ho sempre fatto in questi cinque anni.

Centrodestra unito, Cinque stelle aperto ad alleanze. Chi teme più tra i suoi competitor nel collegio di Arezzo, il candidato del centrodestra o quello dei Cinque Stelle?

Non temo nessuno in particolare,  affronto questa sfida confrontandomi con gli elettori, ascoltando le loro critiche, i loro apprezzamenti e cercando di trovare soluzioni per questo territorio. È nel mio stile affrontare le campagne elettorali senza denigrare nessuno e rispettando tutti.

Cinque anni fa il Pd elesse tre parlamentari aretini: nei collegi del territorio il 4 marzo il Pd candida solo due aretini, e solo lei con la prospettiva di essere rieletto.  E’ più forte l’orgoglio o la responsabilità di questa prospettiva?

Sono forti entrambe, da una parte l'orgoglio di essere in corsa senza alcun paracadute in un collegio che non è fra quelli definiti sicuri per le forze che mi sostengono. Sento tutta la responsabilità di rappresentare questo territorio, i cittadini mi conoscono e sanno quello che ho fatto negli ultimi cinque anni anni in Parlamento, non è un caso se ho deciso di presentare pubblicamente il rendiconto di fine mandato. Scegliermi significa puntare su chi da sempre dialoga e si confronta con i propri concittadini per trovare soluzioni.

Quanto pensa che possa pesare sulla sua elezione la vicenda di BancaEtruria, messa in risoluzione dal decreto salvabanche?

È un caso molto complesso che deve ancora trovare tutta una serie di risposte, soprattutto per coloro che ancora non hanno ottenuto il giusto ristoro. Poi ci sono i processi che è giusto vengano fatti nei tribunali, perché ai giudici spetta il compito di indicare le responsabilità. Il caso è diventato un tema nazionale, gli aretini sono stati dipinti sui media italiani come poco trasparenti. La nostra gente è giustamente irritata, il risalto di questa storia è stato addirittura superiore a quello di altre banche molto più grandi, le cui dimensioni non sono nemmeno paragonabili a quelle della ex BancaEtruria. Sono convinto che gli aretini si siano fatti un'idea su come sono andate le cose, i nostri cittadini sanno bene chi ha fatto «ammalare» la banca. Per quanto mi riguarda, e questo mi è stato riconosciuto da tutti, se sono arrivati i rimborsi, molto si deve alla mia azione e della senatrice Mattesini.

Quanto ha fatto in questi cinque anni alla Camera di  tutto quello che si era proposto di fare per il rilancio del territorio nel quale è stato eletto?

Credo di aver dato risposte concrete con le risorse per l'edilizia scolastica e con i diciotto milioni erogati dalla presidenza del Consiglio al Comune di Arezzo con il bando di riqualificazione delle periferie, oltre che con le soluzioni che abbiamo dato alla viabilità del Valdarno, con il finanziamento previsto per la bretella Le Coste- Casello Terranuova. In Valtiberina abbiamo riportato la Compagnia dei Carabinieri a Sansepolcro. Sono stato fra i primi firmatari di leggi che danno garanzie per i consumatori e tutelano le nostre aziende. Un esempio? Le etichette con la provenienza d'origine obbligatoria, uno strumento che favorisce un territorio come il nostro vocato all'export e valorizza il Made in Italy. Infine con il progetto aree interne con il quale il governo interverrà con 11 milioni a sostegno di Casentino e Valtiberina

Lavoro e sicurezza, emergenze anche in provincia di Arezzo. La sua ricetta?

Sull'occupazione siamo riusciti a invertire la rotta, anche c’è ancora da fare. Dobbiamo migliorare  il collegamento fra scuola e imprese e far incontrare domanda e offerta di lavoro. Nella nostra provincia ci sono imprese che  cercano circa 300 tra periti meccanici e chimici. E poi dobbiamo guardare a una fascia debole come quella dei «non più giovani» che ha bisogno di maggiori tutele e di prospettive.
Sulla sicurezza sposo la proposta del mio partito: diecimila assunzioni straordinarie nelle forze dell'ordine che si sommano alle settemila già previste in legge di stabilità e un piano nazionale per l’installazione di cinquantamila telecamere per la videosorveglianza.

C’è qualcosa che nell’ultima legislatura ha lasciato a metà e che, se eletto,  avrebbe la priorità?

Credo che la partita della prossima legislatura dovrà fondarsi sulle infrastrutture. Con il vice ministro Nencini abbiamo reso pubblico che le risorse per completare la Due Mari ci sono e che va messa in cantiere entro il 2020. Arezzo deve diventare il baricentro della viabilità della Toscana del sud. E può diventarlo solo se al centro di un collegamento trasversale tra Tirreno e Adriatico. Inoltre dobbiamo dotare il nostro territorio di una rete internet di nuova generazione: l’industria 4.0 ha bisogno di questo tipo di risposte. E’ con infrastrutture come questa che si rilancia  l’economia di un territorio.

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