Maurizio D'Ettore: "Arezzo non può continuare a camminare da sola"

CENTRODESTRA - UNINOMINALE CAMERA DEI DEPUTATI - COLLEGIO 7

Maurizio D'Ettore: "Arezzo non può continuare a camminare da sola"

28.02.2018 - 22:47

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Da dieci anni è alla guida di Forza Italia in provincia di Arezzo. Maurizio D’Ettore, candidato alla Camera per il centrodestra nel collegio uninominale di Arezzo, è stato eletto coordinatore provinciale di Forza Italia nel  2007,  un anno dopo aver ricevuto l’incarico di responsabile provinciale del partito  per gli enti locali: confermato alla guida  degli azzurri aretini prima nel 2011 poi nel 2014 coordinatore del Pdl e ancora nel 2015 per Forza Italia, il suo primo incarico istituzionale risale al 1995, quando è stato eletto per la prima volta consigliere comunale a Bucine. Ordinario di diritto civile presso l’Università di Firenze, avvocato, già direttore  del dipartimento di diritto dell’economia all’Università di Firenze, è stato anche vicepresidente dell’Agenzia regionale di sanità in Toscana tra il 2011 e il 2013, oltre che componente dell’Osservatorio regionale sul federalismo fiscale.

Negli ultimi dieci anni è cambiata la geografia politica della provincia di Arezzo. Dieci anni con D’Ettore coordinatore provinciale di Forza Italia: è suo il merito?

La politica è un gioco di squadra. Io certo ho dato il mio contributo e sicuramente in questi anni la provincia di Arezzo si è caratterizzata per un significativo cambio di rotta dovuto in particolare alla qualità delle candidature e delle proposte programmatiche. In generale il merito è collettivo: di tutto il partito, degli alleati di centrodestra, delle componenti civiche sempre attente al radicamento territoriale, e di ogni singolo consigliere comunale, militante o elettore. Dal 2015, anno della vittoria al Comune di Arezzo, la classe dirigente di Forza Italia è cambiata con la nomina a coordinatore regionale di Stefano Mugnai. Da lì il mutamento di geografia politica si è consolidato, per estendersi a tutto il sud della Toscana. Forza Italia, qui ha contribuito in maniera decisiva a portare avanti il processo di alternanza grazie al suo lavoro, alle capacità, ai valori sostenuti con ostinata determinazione.

Anni in cui il centrodestra si è spesso diviso. Ora si ritrova unito e si affida a lei per andare  contro  la vecchia tradizione di sinistra. Quali armi userà?

Parlare di armi in politica a me non piace. La politica è dialettica. La crescente fiducia di cui cittadini ci onorano dimostra che per battere il sistema di potere della dirigenza Pd la ricetta più efficace sia stare sui territori per testimoniare che un diverso amministrare è possibile, che si può governare nell’interesse collettivo con capacità, onestà, esperienza e progetti per le comunità locali. Tutto questo ad Arezzo il centrodestra lo ha sempre portato avanti in unità. A livello nazionale a volte sono diversi i linguaggi, ma ci presentiamo agli elettori con una piattaforma programmatica condivisa e solida.

Teme più il candidato del Pd o quello di Cinque Stelle?

Nessuno. Forte del programma di coalizione, sono sereno. La mia campagna elettorale è fondata sui temi di una rappresentanza territoriale efficace a livello parlamentare che in questi anni Arezzo e le sue vallate non hanno purtroppo avuto. A preoccuparsi è il Paese. Ad Arezzo il Pd, col cosiddetto decreto salvabanche, ha danneggiato imprese e famiglie dimostrando da che parte stia il ‘giovanottismo’ della rottamazione renziana e senza che gli eletti sul territorio facessero scudo. Anzi c’è chi plaudì al provvedimento, dimostrando di non saperne prevedere le reali ricadute. Il M5S tra Livorno e Roma si è invece rivelato un pericolo per la cosa pubblica: del resto sono persone in gran parte prive di percorsi lavorativi e titoli che fanno del ribellismo la loro unica bandiera e compongono le loro liste in modo confuso, come a Siena e altrove in Italia. Alla fin fine sono loro, che in molti casi vivono dell’indennità parlamentare, i veri professionisti della politica.

Il territorio non è ancora uscito dalla crisi economica, per di più è stato devastato dalle vicende di Banca Etruria. Il sindaco Ghinelli dice che Maria Elena Boschi non può più mettere piede ad Arezzo. E’ d’accordo anche lei?

Beh: mi pare che al momento l’onorevole Boschi sia a fare la campagna elettorale oltre lo Stretto di Messina e intonando yodel a Bolzano, e non certo per scelta nostra. Bene ha fatto il sindaco Ghinelli a rappresentare il danno subito dalla città e dalla provincia a causa del governo Renzi, dell’onorevole Boschi, ma anche di chi – eletto in questo territorio – ne ha sostenute le iniziative, comprese quelle pregiudizievoli riguardanti Banca Etruria. Non è così che si può dare rappresentanza a un territorio.

Quanto crede che pesi la questione immigrazione sulla sicurezza  del territorio? E che propone per risolverla?

Flussi migratori non gestiti, tempi di risposta giuridica su identificazione e definizione dello status lunghi anche anni e una modalità di accoglienza indistinta come quella praticata dal Pd e dalla sinistra, fanno sì che l’immigrazione pesi eccome sulla sicurezza del territorio. Il Pd in questi anni ha innescato bombe sociali. Ricordo il caso dell’Hotel Miramonti in Casentino, o di Campogialli in Valdarno: Il punto è che oggi i Comuni, per via della normativa, si trovano a subire le scelte sui collocamenti dei migranti. Il tema va risolto sul piano nazionale con fermezza, procedendo ai necessari respingimenti assistiti, ad accordi coi paesi d’origine dei migranti economici e ai rimpatri dei clandestini. E’ nel nostro programma.

Che piano ha per il rilancio di Arezzo e provincia?

Imprese, lavoro, economia: è la triplice su cui Arezzo e la sua provincia hanno particolare bisogno di stimolo, in un quadro che tenga conto delle specificità ma entro interventi di carattere nazionale. Arezzo deve diventare protagonista nelle politiche nazionali, non camminare da sola: questo è il mio pallino. Penso ad esempio al nostro distretto orafo, da tutelare e portare all’attenzione parlamentare anche come tipicità qualitativa e produttiva, attraverso provvedimenti specifici ma estendibili ad altre realtà affini. Nei decenni, un declino economico che ha portato alla progressiva perdita di marchi distintivi – Del Tongo in ultimo– ha ferito l’identità produttiva della provincia. Ma io sono ottimista: la grande energia lavorativa ed imprenditoriale degli aretini troverà nel nostro programma ferma rappresentanza nelle aule parlamentari e nel governo del paese.

Se sarà eletto, quale sarà il primo provvedimento per Arezzo?

Una serie di primi provvedimenti saranno quelli con tempo di modifica legislativa minima, su cui si può dunque incidere subito con efficacia. Tra quel che non ho già citato, come i correttivi per il comparto orafo e il rimborso agli azzerati del ‘salvabanche’, penso al mantenimento della sede del tribunale fallimentare di Arezzo e alla promozione di un Ministero dell’Alimentazione, così come proposto da Forza Italia nel suo programma di settore. Altra cosa fattibile nei primi 100 giorni è garantire alle scuole l’accesso anche in quota al 5 per mille, senza nuocere al terzo settore. Tra le azioni che richiedono tempi più lunghi sono invece tre i miei obiettivi principali per la nostra provincia: valorizzazione e recupero di beni storici e artistici, interventi per le imprese in crisi considerate sempre in ottica di area, e il sociosanitario. Lo Stato deve fissare una cornice che argini  operazioni come l’accorpamento in ‘aslone’ effettuato in Toscana dove adesso la sola strategia della maggioranza a trazione renziana è tagliare servizi.

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