Abbruscato: "Arezzo il mio stadio. 
Sbagliai ad andare al Toro"

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Abbruscato: "Arezzo il mio stadio.
Sbagliai ad andare al Toro"

21.10.2014 - 15:22

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di Francesca Muzzi
Un rammarico ce l’ha. E svelarlo oggi, a distanza di otto anni, fa anche un po’ rabbia. Elvis Abbruscato che torna sabato, per la prima volta da avversario, con la maglia del Feralpi Salò, dichiara: “Se tornassi indietro non lascerei l’Arezzo per il Torino”. E rincara: “Magari se fossi rimasto saremmo andati in serie A”. Che a vederlo sabato quasi gli daresti volentieri “du schiaffi”, come si dice qua e invece a risentire Elvis, parte solo il treno della nostalgia. Prima stazione proprio l’approdo al Torino. Gennaio 2006. “Me ne sono andato - racconta Abbruscato - perché ero rimasto lusingato dai complimenti del presidente Cairo. Pensavo, speravo e invece....”. E invece era meglio se restava. “Sì, quando mi chiedono quale è il rammarico più grande, io rispondo ‘avere lasciato l’Arezzo’. Credo davvero che con quella squadra se non era quell’anno, ma l’anno successivo saremmo andati in serie A. Peccato. Tornare indietro...”. Chissà se la previsione di Abbruscato sarebbe stata giusta. I fatti dicono che nell’anno di Gustinetti, l’Arezzo non andò nei play off per la serie A per colpa di un gol. “Magari lo segnavo”, dice ancora Elvis. Seconda stazione sul treno della nostalgia e dei ricordi, è l’Arezzo in B. “Indimenticabile la giornata della promozione in serie B. Mi ricordo di Pupo che venne in mezzo al campo, dei tifosi e della città che era tutta amaranto. Si respirava calcio e pallone ovunque. Che emozioni”. Come emozionato è adesso Elvis. E come lo sarà sabato. “Quello è il mio stadio. Il Comunale me lo sento mio in tutto e per tutto. E’ lì che nato Elvis Abbruscato. Quando arrivai ero un calciatore che si era messo in luce, ma ad Arezzo con Mario Somma, con tutti i compagni formidabili che ancora sento, sono diventato uomo e calciatore”. Ad Arezzo Elvis si sposò il giorno dopo la promozione in serie B - allora aveva una figlia, oggi ne ha altre due - e ben presto diventò un vero idolo della Curva. “Ancora ho la maglietta dove avevo scritto ‘La Sud porta bene’. Ai tifosi non posso altro che dire grazie. Nei confronti della città ho davvero un senso di gratudine per quello che ha fatto per me. Spero che sia reciproco”. Un affetto che lega Abbruscato ad Arezzo che sabato, se dovesse segnare: “Non mi sognerei affatto di esultare. Ma come farei? Dopo tutto quello che Arezzo mi ha dato”. E come si aspetta Abbruscato di essere accolto? “Sicuramente bene - dice - Non vedo perché. Ad Arezzo ho tanti amici che non elenco per non fare torto a nessuno. Sicuramente la sera mi fermerò a mangiare in città”. La sera, dopo la partita. Perché comunque sia Abbruscato torna ad Arezzo da avversario e per quanta nostalgia avrà nel suo cuore, il suo compito è quello di segnare. Incredibile ma vero, Elvis non ha nessuna voglia di parlare della partita. “Sento troppo l’emozione. Che dire? L’Arezzo cercherà di rifarsi dopo la sconfitta, mentre noi arriviamo da una vittoria, ma sinceramente non è proprio questa la partita che ho voglia di analizzare dal punto di vista tecnico. Ad Arezzo sono diventato quello che sono oggi. Ogni tanto mi sento con il presidente Mancini. Gli anni ad Arezzo hanno rappresentato tanto per me.Magari mi commuoverò anche”. Piangi pure Elvis, l’importante che tu non faccia piangere i tuoi ex tifosi. A sabato.

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