Un astronauta sul tetto del mondo: Maurizio Cheli sull'Everest

Tra aprile e maggio 2018 scalerà il monte più alto del pianeta

13.03.2018 - 08:30

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Milano (askanews) - La prima volta che ha visto l'Everest lo ha fatto letteralmente "dall'alto in basso", nel senso che era nello Spazio, a bordo di uno Space Shuttle. Era il 1996, da quel momento l'astronauta italiano dell'Esa, Maurizio Cheli, in orbita per la missione Sts-75 della Nasa, ha pensato che su quella montagna ci sarebbe salito, a piedi.

"È un qualcosa che mi sono portato dentro per tanti anni - ha spiegato ad askanews - un paio di anni fa mi sono detto: 'Adesso o mai più' e ho cominciato ad allenarmi con una guida della Val d'Aosta che mi accompagnerà in questo viaggio".

Per prepararsi all'impresa, Cheli - che abita a Torino - non solo si è allenato scalando i 4mila italiani che incorniciano il nord-est del Paese, ma ha affrontato anche i 6.962 metri dell'Aconcagua, nelle Ande Argentine.

"Salire in montagna si fa fatica, richiede sacrifici e impegno però dev'essere un'attività che piace e volevo capire se effettivamente mi piaceva. Così è stato, ho proseguito l'anno scorso con la stessa guida e con lui ho deciso di partire quest'anno per questa spedizione".

"Noi partiremo il 10 di aprile, torneremo presumibilmente a fine maggio inizio giugno per una salita che è prevista tra il 20 e il 30 maggio; 10 giorni per arrivare al campo base, poi 3, 4 settimane di acclimatazione perché ovviamente le quote sono molto alte, già solo il campo base è a 5.300 metri, poi i 4 campi a quote superiori e l'ultimo campo a 8mila metri e poi il tentativo di salita se le condizioni lo permetteranno".

Una sfida impegnativa, contro incognite e condizioni estreme che però non fa paura a Cheli che con le sfide ci convive da sempre: pilota militare sperimentatore e astronauta prima, poi collaudatore dell'Eurofighter e per finire imprenditore, divulgatore e scrittore, tutto in una sola vita.

"La sfida della montagna - ha concluso l'astronauta - è più personale dello Spazio o di pilotare caccia sofisticati perché ti mette a contatto direttamente con la Natura e anche in balia delle condizioni meteorologiche che la Natura ti propone giorno dopo giorno. Diciamo che sarà un qualcosa che mi immagino di vivere con tutte i miei sensi e le sensazioni che cercherò di assaporare nel miglior modo possibile".

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