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Daniele Bennati ieri, oggi, domani. "L'inizio di una nuova era"

Luca Serafini
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Daniele Bennati ha scelto una grigia giornata di novembre per dire basta. E per iniziare con il sorriso “una nuova era”. Come canta il suo “brother” Jovanotti, che è stato tra i primi a rispondergli sui social  dopo l'annuncio del ritiro: “Sei un gigante del ciclismo”. Sì, il Benna lascia. A 39 anni di età, a 29 dalla prima corsa vinta quando era un bambino, a 18 dall'ingresso tra i professionisti, a 12 dall'impresa al Tour a braccia alzate sotto l'Arco di Trionfo, a 3 dagli ultimi successi (in tutta la carriera sono 54) e dopo una via crucis cominciata lo scorso aprile. La caduta. La schiena che continua a far male. La voglia di ripartire ma stavolta non va. La decisione. Chiudendo gli occhi, le immagini più belle di questa lunga storia sui pedali quali sono? “La mia prima vittoria. San Zeno, 1990, campionato provinciale. Arrivo primo e comincia tutto lì. E poi l'altra immagine è Parigi, la vittoria al Tour. Il successo che mi ha consacrato. Ma se chiudo gli occhi rivedo tutto ed è stato bellissimo.” Ma non è una giornata grigia? “Lascio con dispiacere, però contento per quello che ho vissuto e realizzato. Sono stato fortunato, nonostante i mille problemi, le cadute, i malanni. Diciamo così: è stata la schiena a dirmi: devi scendere. Sennò da me non lo avrei mai fatto. La bicicletta è la mia vita” Rialzarsi questa volta non era proprio possibile? “L'infortunio è stato pesante, come sempre ce l'ho messa tutta, ma non è bastato. Ho ripreso ad allenarmi, ho stretto i denti come fosse lo sprint sotto l'Arco di Trionfo. Il programma era chiudere nel 2020, come minimo, perché mi sentivo ancora integro e competitivo. La schiena non me lo ha permesso, non sarei stato al cento per cento. Ho riflettuto, ho deciso che era meglio così, senza rimettere in discussione i livelli raggiunti in carriera”. E ora? “Prima di tutto una bella vacanza. Ancora non so dove.” E la ‘nuova era' del Pantera in cosa consiste? Un giorno ct della Nazionale? “La bicicletta resta al centro, chiaro. Voglio rimanere nel giro. Incarichi tecnici? Vediamo. Ho rapporti con grosse aziende del settore, l'esperienza acquisita è un elemento a favore. Posso decidere con serenità. E poi pedalerò ancora, ho dei progetti. Ma prima di tutto devo rimettere a posto la schiena: deve tornare a posto”. Una scelta condivisa in famiglia, con Chiara e con Francesco vostro figlio. Cosa penserà lui ora che il babbo scende dalla bici e non è della corsa? “Ha undici anni e sicuramente pensa quello che sto pensando io: ora ci vedremo molto di più. La lontananza e i mei impegni hanno rappresentato un sacrificio per entrambi”. La notizia del ritiro ha fatto clamore, un botto di reazioni e messaggi. “Davvero, tantissimi, su Instagram e Twitter. Io non sono poi così social e non sarà facile leggerli tutti. Colleghi, addetti ai lavori, tifosi. Fa piacere. Vorrei ringraziare una a una tutte le persone che sulle strade del mondo hanno atteso ore per vedermi passare solo un secondo. E vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a raggiungere i traguardi che ho raggiunto, a resistere al freddo delle montagne, al caldo del deserto, al vento, alla pioggia, alla neve, a vincere per 54 meravigliose volte”. Di recente anche Rinaldo Nocentini ha detto stop. “Ci siamo visti da poco, siamo amici. Lui è andato avanti fino a 42 anni. Due storie diverse, le nostre, due grandi carriere. Peccato che poi un giorno si deve smettere. Ma credo proprio che possiamo ritenerci tutti e due molto soddisfatti”. Ci saranno altri assi aretini delle due ruote? “Vanno forte Benedetti e Acco. Un valdarnese e un castiglionese”. Rimpianti? “E' una parola brutta, ho vinto tanto e dappertutto. Però, certo, la Sanremo mi manca. E il mondiale in Qatar, nel 2016, è stata la tipica occasione che poi non ti capita più. E infatti non è ricapitata”. Alimentazione. Ora, libero dall'assillo, puoi trasgredire. “In realtà qualche stravizio me lo sono concesso anche in passato. Ovviamente, sempre nei limiti. Il benessere fisico, la corretta nutrizione, uno stile di vita equilibrato, resteranno il mio faro. Bisogna voler bene al proprio corpo”. Bennati significa: eleganza, compostezza, correttezza, otre che forza. Ma sempre così serio? “Mica è vero. Soprattutto nei primi anni da professionista, insieme a Cipollini, un grande dal quale ho appreso molto, ci siamo divertiti un sacco.” Testimonial dello sport pulito, impegnato in iniziative benefiche come Occhi della Speranza per l'Africa. Ci sarà più spazio ora? “Sicuro. Ripeterò l'esperienza del bike tour per la ricerca contro la fibrosi cistica, iniziativa in cui mi ha coinvolto il mio amico Matteo Marzotto”. Come sintetizzare questi diciotto anni? “Non mollare mai. Ci vuole talento, certo, ma ci vuole anche una passione dell'anima. Io ho cercato di unire le due cose. Un po' di strada l'ho fatta. Ora scendo, ma riparto.” Dietro la curva del ritiro, una “nuova era” attende il Benna, il Pantera: Daniele Bennati. Luca Serafini