Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, Antonio Moretti dopo chiusura indagini: "Non siamo criminali, c'è accanimento"

  • a
  • a
  • a

“Mi hanno tolto anche il porto d’armi e non posso usare il fucile per andare a caccia di fagiani. E non dimentico i quattro mesi e mezzo passati agli arresti domiciliari senza poter vedere i miei figli e i miei nipoti: un trattamento che non si riserva neanche al peggior criminale”. Antonio Moretti è amareggiato. Non ha ancora letto le 16 mila pagine del fascicolo record sui presunti reati di autoriciclaggio, bancarotta, appropriazione indebita e reati tributari, che gli vengono attribuiti dalla procura, in associazione a delinquere con familiari e collaboratori, ma sprizza disappunto e rabbia.

“Da quanto ho potuto vedere finora, il mio nome è stato accostato a società che io non conosco. Nel merito delle singole contestazioni mi riservo ogni commento a quando avrò letto le carte con i miei consulenti fiscali e penali. Di certo - prosegue Antonio Moretti Cuseri - c’è un accanimento eccessivo nei miei confronto da parte della Guardia di Finanza”. Non molla, però, l’imprenditore aretino produttore dei super vini toscani, 69 anni, impegnato con la famiglia in molteplici attività, moda e non solo. “Teniamo duro, non ci arrendiamo, del resto solo con Tenuta Sette Ponti occupiamo 55 famiglie e dobbiamo andare avanti, per responsabilità e per passione. Ma è molto complicato, come se non bastasse il Covid-19. E comunque siamo pronti ad affrontare il processo”. 
E’ molto dispiaciuto, Antonio Moretti, per il coinvolgimento nell’inchiesta di Luca Gardini, inserito per una presunta vicenda di fatture false per 20 mila euro.

“E’ un consulente di grandissimo livello, che ha lavorato per me e per tanti nel settore enologico, un professionista che ha fatto degustazioni e dimostrazioni, al quale feci un pagamento anticipato. Dopo, si sa, il bicchiere può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto e a noi capita puntualmente che la lettura delle situazioni da parte degli inquirenti abbia sempre una direzione: quella negativa. Ma avremo modo, ci sarà il momento per spiegare”. Parla di atteggiamento preconcetto, Moretti senior, respinge il ritratto a tinte cupe. “Mica siamo banditi, delinquenti. Sembra che io e la mia famiglia siamo un gruppo di criminali. Il periodo dei domiciliari, da novembre 2018 in poi, non lo auguro a nessuno. Anche in galera i detenuti ricevono visite, io non potevo. Ma mica ho ammazzato qualcuno”.

Dopo la chiusura della maxi inchiesta da parte del pm Marco Dioni, ora gli avvocati del patron, dei figli, dei collaboratori, potranno presentare memorie o atti difensivi. Poi ci sarà l’udienza preliminare e il probabile rinvio a giudizio per il presunto reimpiego di 25,5 milioni provento di reati tributari in svariate operazioni, per le società usate come bancomat, per le evasioni e le bancarotte contestate. “Prendano le mie dichiarazioni dei redditi: vedranno come stanno le cose. Ripeto, c’è accanimento contro noi Moretti”, conclude il padre del super rosso Oreno che piace al mondo intero.

Luca Serafini