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Arezzo, gommista uccise ladro in ditta: scontro in aula su archiviazione Fredy per legittima difesa

 Fredy Pacini e l'avvocato Alessandra Cheli

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Ladro ucciso in ditta dal gommista Fredy Pacini. Fu legittima difesa o no? Il gip Fabio Lombardo ora ha novanta giorni di tempo per decidere se archiviare la posizione del 58enne di Monte San Savino che il 28 novembre 2018 sparò al moldavo Mircea Vitalie Tonjoc e lo uccise: a colpi di mazza, con altri malviventi, aveva sfondato la porta a vetri del capannone dove Pacini dormiva esasperato dai furti fin dal 2014.

 

 

Ad Arezzo si è svolta l'udienza dopo la richiesta di archiviazione del pm Andrea Claudiani per "legittima difesa putativa": la reazione di Pacini per il magistrato non è punibile perché in quel momento benchè non fosse sotto la minaccia diretta di un'arma, si sentì in forte pericoloso: da solo, al buio, senza vie di fuga, davanti a banditi senza scrupoli. E vide il riflesso di una torcia che sembrava una pistola.

L'udienza ha registrato una vivace contrapposizione tra l'avvocato Alessandro Cristofori, che assiste la sorella della vittima, e l'avvocato Alessandra Cheli, che difende Fredy Pacini, presente in aula. Il legale della sorella del moldavo ha sollevato una serie di punti in base ai quali a suo avviso la condotta di Pacini fu esagerata rispetto alla reale minaccia. L'avvocatessa Chelli ha replicato punto per punto ai rilievi. Cristofori ha riproposto il tema di un post su facebook di quattro anni prima, nel quale Fredy aveva condiviso posizioni nette sulla difesa della proprietà privata come avviene in America. La parte offesa ha anche sostenuto che nella sequenza di colpi, cinque, gli ultimi tre sarebbero stati quelli a vuoto, sulla porta, come a sostenere una carica aggressiva da parte del gommista.

L'avvocato Alessandra Cheli ha riferito del contesto in cui avvenne il fatto contestando l'immagine di pistolero che se ne vorrebbe dare. Già altre volte Fredy mostrando soltanto la pistola aveva messo in fuga i ladri (nel 2014 aveva subito un furto da centomila euro). I colpi furono esplosi perche' l'azione ladresca andava avanti nonostante il grido di fermarsi. La vita di Pacini da quel giorno è cambiata, ha sottolineato lo stesso gommista uscendo dal tribunale. E nei giorni della quarantena l'ingresso in ditta di un cliente vestito di nero, con il cappuccio e la mascherina, vicino al punto del fatto, ha fatto riaffiorare il ricordo di quella notte. "Sono rimasto congelato". Visibilmente scosso e ancora provato, Fredy Pacini attende ora la decisione del giudice.