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Arezzo, passeggero Intercity muore per porta difettosa: dieci a processo tra tecnici e capotreno

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Il passeggero dell'Intercity 592 in arrivo ad Arezzo vicino alla portiera della carrozza, ma il treno non era ancora arrivato alla stazione. Il convoglio si era fermato 800 metri prima, all'altezza dell'Esselunga, per lontano transitare il Regionale 3099 che procedeva nella direzione opposta. E che travolse il malcapitato. Francesco Lupi aveva 82 anni, aitante maestro di ballo, aveva fatto in tempo a inviare l'ultimo messaggio alla figlia con il telefonino. Alle 17.49 del 7 gennaio 2013 perse la vita. Accanto al corpo, il suo bagaglio: era convinto di essere arrivato, tradito dalla nebbia e dall'oscurità. E da quel portellone del treno Per quell'assurdo incidente ferroviario è iniziato ieri il processo a dieci imputati che devono rispondere di omicidio colposo.

Una serie di figure tecniche che operano per ditte legate a Trenitalia, alle quali la procura di Arezzo è risalita con serrate e complesse indagini. Persone addette alla "lateralizzazione" delle porte nei voli e alla manutenzione. Imputato anche il capotreno dell'Intercity, che era incaricato di sovrintendere al controllo della chiusura delle porte nelle carrozze: non sarebbe stata adottata la corretta procedura, si legge nel capo di imputazione, relativa ai controlli da tenere in caso di "porte non controllate chiuse" in corso di viaggio ”. Ma l'inchiesta della procura ha evidenziato e messo in fila una serie di presunte imperizie e negligenze che indicano da lontano.Trenitalia, alle quali la procura di Arezzo è risalita con serrate e complesse indagini. Persone addette alla “lateralizzazione” delle porte nei treni e alla manutenzione. Imputato anche il capotreno dell’Intercity, che era incaricato di sovrintendere al controllo della chiusura delle porte nelle carrozze: non sarebbe stata adottata la corretta procedura, si legge nel capo di imputazione, relativa ai comportamenti da tenere in caso di “porte non correttamente chiuse in corso di viaggio”. Ma l’inchiesta della procura ha evidenziato e messo in fila una serie di presunte imperizie e negligenze che partono da lontano.

Questa è la fase di introduzione del dispositivo per adeguare le porte dei voli: la cosiddetta “lateralizzazione” e cioè l'intervento, al momento opportuno, delle porte sul lato della stazione in cui avviene la fermata. C'era qualcosa, a quanto emerso, che non funzionava bene tanto che la tecnologia utilizzata era tale da osare “una falsa sicurezza agli operatori”. In una catena di competenze varie, ruoli, verifiche, collaudi, non sono stati presi restrizioni “idonei all'eliminazione o alla mitigazione del rischio di indebita apertura delle porte”. Insufficienti i controlli di telechiusura, dei pulsanti e delle ante delle porte. Insomma, un groviglio di condotte che secondo la pubblica accusa sfociarono nella tragedia di quel tardo pomeriggio d'inverno quando il signor Lupi, originario di Chianciano, tradito da un treno difettoso, mise i piedi dove non doveva assolutamente dovuto scendere. Sui binari.telechiusura, dei pulsanti e delle ante delle porte. Insomma, un groviglio di condotte colpose che secondo la pubblica accusa sfociarono nella tragedia di quel tardo pomeriggio d’inverno quando il signor Lupi, originario di Chianciano, tradito da un treno difettoso, mise i piedi dove non avrebbe assolutamente dovuto scendere. Sui binari.

Tornava ad Arezzo, dove viveva, proveniente da Roma. Sul versante civile, i familiari sono stati risarciti. Ora c'è il processo penale. Parte civile dell'associazione sindacale CUB trasporti. Ieri sentiti vari testimoni, con pubblico ministero Luigi Niccacci e giudice monocratico Claudio Lara. In aula alla Vela un folto gruppo di avvocati. Prossima udienza in autunno. La sentenza forse in inverno dopo aver sentito i periti che hanno studiato il tragico caso. E 'centrale, per l'accusa, la consulenza gestita dall'ingegner Paolo Toni che indica un deficit nella progettazione, costruzione e gestione della lateralizzazione delle porte. In sostanza, afferma l'ingegnere, non funzionava il “sistema ostativo per proteggere l'utente”. 

Luca Serafini