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Arezzo, il pm: "Nomina di Macrì in Estra illegittima". La nuova accusa di abuso d'ufficio per Ghinelli

 Ghinelli e Macrì

Luca Serafini
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Per Ghinelli non c'è solo la bega Coingas. I reati contestati al sindaco ora riguardano anche lo scivoloso filone Multiservizi e quello, tutto nuovo, della nomina di Francesco Macrì a presidente di Estra spa. Un “abuso d'ufficio”, secondo la procura. Perché la legge non consentiva la nomina a tale ruolo per un consigliere comunale appena dimesso. E' più pesante di ieri il paniere di accuse che il pm Andrea Claudiani prima di trasferirsi da Arezzo a Perugia, ha lasciato in mano ad Alessandro Ghinelli, ingegnere, 67 anni, proprio al via della campagna elettorale per il voto di settembre. Che il sindaco ricandidato del centrodestra si sarebbe portato appresso un fardello giudiziario era nelle previsioni della coalizione. Ora c'è la conferma. Con dose rincarata. La tappa degli avvisi di conclusione indagine (“415 bis”) tocca il primo cittadino e altri dodici indagati tra cui appunto Macrì. Ora hanno venti giorni per presentare memorie difensive o farsi interrogare dal pm che raccoglie il testimone, il dottor Roberto Rossi. Quindi l'udienza dal gip. A quasi un anno dalle perquisizioni della Digos, ecco l'attesa svolta per l'inchiesta che scotta. Conviene riepilogare, partendo dalla contestazione più fresca: l'“abuso d'ufficio”che nel 2016 avrebbe viziato il passaggio di Francesco Macrì, esponente di spicco di Fratelli d'Italia, dai banchi di maggioranza del consiglio comunale, al cda e quindi alla presidenza della multiutility Estra. In violazione, dice il pm, del decreto legislativo 39/2013 (attuativo della legge Severino) che vietava “il conferimento di incarichi di amministrazione in enti privati in controllo pubblico, come Estra, a chi era stato consigliere comunale nell'anno precedente alla nomina, nei comuni sopra 15 mila abitanti”. Ad avvantaggiare Macrì per un ruolo, scrive il pm, che ha appannaggio fino a 120 mila euro annui (pare però che questo sia un massimale), sarebbero stati il sindaco Ghinelli e l'assessore Merelli, come amministratori del Comune socio di maggioranza in Coingas, e Sergio Staderini, allora presidente. Ci sarebbero pareri giuridici diversi, che gli avvocati studiano. Indagato su questo filone come beneficiario, Macrì, proprio alla vigilia del mandato bis in Estra. E che vede invece svanire nei suoi confronti la definizione di “dominus” e regista nella spartizione delle consulenze di Coingas, filone principale dell'inchiesta. Sulle notule al commercialista Marco Cocci e all'avvocato Pier Ettore Rason, per oltre mezzo milione, il pm riafferma l'ipotesi di reato del peculato a carico dei professionisti e di Staderini. Ghinelli è accusato di favoreggiamento e abuso di ufficio. Cosa gli si contesta? A fronte delle super consulenze, per il pm sproporzionate rispetto a incarichi di facciata, il sindaco anziché adoperarsi per bloccarle, avrebbe esercitato pressioni sui sindaci revisori (recalcitranti rispetto al bilancio) fino a prospettare loro di essere rimossi. La famosa telefonata con Merelli: “.. ce lo abbiamo messo noi, gli si dice schiodati... non è accettabile che non ci stia a sentire”. E si sarebbe adoperato per predisporre documentazione “di comodo” per far risultare le consulenze regolari (l'incarico all'avvocato Stefano Pasquini). Ghinelli in Consiglio comunale ha affermato di aver agito correttamente “per il bene comune”. Se Coingas saltava gli aretini perdevano un sacco di soldi dei dividendi Estra. Il pm gli contesta, come abuso, “l'ingiustificata elargizione”a danno degli altri comuni soci. Infine Ghinelli è inguaiato dalle registrazioni fatte di nascosto dal suo ex uomo di fiducia, Staderini. Vicenda Multiservizi. Venuto a sapere del presunto scambio di favori (non andato in porto) tra il consigliere Roberto Bardelli, detto Breda, e Luca Amendola, per la nomina a presidente della società dei cimiteri, anziché censurare il presunto “patto” corruttivo (in ballo un prestito da 200 mila euro) il sindaco avrebbe esternato contrarietà, attivandosi.