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Arezzo, gli audio e le nuove accuse a Ghinelli: Estra, Macrì e quel parere negativo saltato

Ghinelli e Macrì

Luca Serafini
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“Macrì ci rompe più i coglioni in Giunta o ci rompe più i coglioni in Estra?” Il dilemma lo pose Sergio Staderini nel corso di una riunione di maggioranza con il registratorino acceso all'insaputa di tutti. E il sindaco  Ghinelli, nel nastro sbobinato dalla Digos gli risponde: “Ma in Giunta, per forza”. Era “ingombrante”, Francesco Macrì. Ghinelli non lo voleva né presidente del Consiglio comunale né assessore. Però Fratelli d'Italia rivendicava la sua rappresentanza, così nacque l'operazione Macrì presidente della multiutility Estra, sulla quale la procura ipotizza per Ghinelli la nuova  accusa di abuso d'ufficio, proprio allo start della campagna elettorale. Fu un abuso a beneficio di Macrì, secondo il pm Andrea Claudiani, perché il decreto applicativo della legge Severino (39/2013) impedisce a un consigliere comunale di diventare manager di una società in controllo pubblico se non si è dimesso da almeno un anno. Questione controversa, tutta da decriptare, come gli altri filoni dell'inchiesta: peculato Coingas e corruzione Multiservizi. Ma torniamo alle registrazioni occulte di Staderini (indagato pure lui su Estra) perché da quegli audio emerge che non tutti erano d'accordo per Macrì presidente di Estra. Un “accrocco politico”, un regalo   eccessivo, perché così, lamenta un esponente della maggioranza di centrodestra, si dà “la dimostrazione che rompendo il cazzo ti trovi un posto da 120 mila euro l'anno”. C'è poi, evidente, il problema della legittimità giuridica della nomina, tema che molti nella riunione sollevano. Lo stesso sindaco   aveva dubbi: “non è detto che sia possibile... alla fine però sembrerebbe...  ho sentito il segretario generale  che mi ha detto che non è possibile”. Ma la cosa si deve fare. E il sindaco parla infatti di come l'assessore alle partecipate Alberto Merelli (indagato pure lui anche su questo filone) “ha contattato un illustre principe del Foro di Torino (Rostagno ndr.) che sull'argomento ha scritto una bozza di parere nella quale invece dice che l'operazione è possibile”. Tra i passaggi del colloquio riportati nelle carte, il sindaco dice anche che “il presidente di Estra non fa un c...”. Sistemare Macrì era l'obiettivo del momento. In realtà il compenso, le deleghe gestionali, il prestigio che quel ruolo comporta, sollevarono dubbi ad alcuni dei presenti, come Marcello Comanducci, Cesare Bircolotti, Donata Pasquini. Correva l'anno 2016 . Il 12 settembre  nell'assemblea di Estra l'aretino Francesco Macrì diventò prima consigliere di amministrazione e un attimo dopo presidente. A proporlo la controllante Coingas, di cui il Comune di Arezzo è socio di maggioranza. La procura parla anche di scelta arbitraria, senza valutazione dei requisiti del manager. La difesa di Macrì, con l'avvocato Gaetano Viciconte, sta organizzandosi. Farà valere i pareri favorevoli alla nomina rispetto al decreto. E poi Estra è davvero qualificabile come ente privato in controllo pubblico? E ancora: i requisiti per il manager, pare siano previsti solo per le nomine dirette del sindaco, non di secondo livello. Ancora: da accertare, nelle condotte degli indagati, se ci fu davvero dolo o fu semplice, seppur discutibile, “accrocco politico”. Al di là dei risultati conseguiti da Estra  e alle ricadute positive sul territorio, è un dato oggettivo che la presidenza di Macrì fu stabilita d'intesa con i soci di Siena e di Prato che non sollevarono problemi. E in Coingas, a parte la sintonia Ghinelli-Merelli-Staderini-Macrì al centro dell'accusa del pm, ci fu il voto favorevole anche degli altri sindaci.