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Arezzo, le sagre annullate pesano anche sui fornitori. Duemila oci e 5mila bottiglie di vino in meno

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Con un post su facebook, il presidente della commissione sagre, Flavio Sisi, ha annunciato, dopo una riunione con i suoi collaboratori, l’annullamento della 33esima edizione della Festa della Dea Venere. “Tutti insieme abbiamo deciso che per quest'anno ci fermiamo. Torneremo più forti di prima nel 2021. Mi dispiace e non mi sembra vero ma le motivazioni sono giuste e nobili”, scrive Sisi. La festa a Venere avrebbe dovuto essere a settembre. E quindi di tempo ci sarebbe anche stato per organizzarla seguendo tutte le direttive anti Covid. “A settembre - dice Sisi - avremmo anche potuto avere il nuovo Dpcm, quindi con regole meno ferree, che entrerà in vigore il prossimo 15 di luglio. Quest’anno però abbiamo preferito così”. Non è l’unica sagra. La linea generale è quella di rimandare gli appuntamenti - tutti - al prossimo anno. “Le sagre che si sarebbero dovute svolgere in questo periodo - commenta Sisi - avrebbero già dovuto chiedere i permessi”. Ma c’è anche un motivo in più, perché gli organizzatori hanno deciso di non fare niente. Spiega il presidente: “Le feste si possono organizzare comunque e quindi anche le sagre. Rispettando le distanze e le regole anti Covid di evitare gli assembramenti, indossare le mascherine ed essere distanziati a tavola. Ma quest’anno abbiamo deciso di soprassedere anche per dare una mano ai ristoratori che per tre mesi non hanno lavorato. Sarebbe stata una concorrenza che non avrebbe fatto bene a nessuno, specialmente a chi ha bar e ristoranti che di questo lavoro ci vive, non come le associazioni che organizzano sagre per passione”. Anche se poi il ritorno economico viene distribuito al paese, all’associazione sportiva e parte dei soldi anche devoluti in beneficenza. “Ma abbiamo preferito così - ribatte Sisi - Vorrà dire che nel 2021 le organizzeremo ancora più in grande”. Ma il mondo delle sagre muove anche tutto un commercio che si base su cibo, vino e materiale per allestire gli stand. Tra i piatti tipici che ricorrono nelle feste di paese ad Arezzo e provincia, c’è per esempio l’ocio. Lorenzo Renzoni, titolare del Pollo San Marco, dice: “Di solito nell’arco di un anno facciamo intorno ai 1500, 2000 oci. Quest’anno saremo sui 400-500. Mancando le sagre, manca una bella fetta di produzione”. Specialmente se si pensa ad appuntamento, come la Sagra di Ruscello, che richiama tantissima gente. Lo stesso dicasi per il vino. Alla Cantina Sociale, uno dei fornitori più grossi - lo scorso anno serviva circa dieci sagre tra le più grandi - ci sono 5mila bottiglie di vino che non saranno consumate. Guadagni annullati anche per chi affitta tendoni, piatti e posate Insomma un giro di soldi che viene praticamente azzerato. Senza contare poi chi oltre al Covid ha avuto anche una sentenza del tribunale. E’ il Gs Olmo che entro il 31 di luglio deve restituire il campo sportivo e la cucina alla Curia - dopo 50 anni di gestione - che in cambio deve dare loro 120mila euro. I locali servivano anche ad organizzare la Sagra della Bistecca. Ovviamente rimandata. Per più ragioni.