Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, inchiesta scuote il palazzo. Quando Amendola disse: "Mi state taglieggiando"

Luca Amendola

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

“Mi state taglieggiando”. Luca Amendola si sentiva pressato e sbottò così, racconta lui, in una riunione molto tesa tenuta in una banca cittadina. Era il 12 agosto 2016 e in quell'estate aretina in diversi nel centrodestra volevano aiutare il consigliere comunale Roberto Bardelli, allora in Forza Italia, il più votato alle elezioni dell'anno prima, in serie difficoltà economiche. Amendola ricevette nei giorni precedenti una telefonata dal sindaco. “Ero in vacanza in Slovenia”, ha raccontato l'assicuratore, ex presidente di Arezzo Multiservizi, nelle dichiarazioni spontanee rese lo scorso 6 febbraio agli inquirenti dopo aver ricevuto la perquisizione ed essersi dimesso. Indagato per corruzione nel filone del presunto “patto illecito” stretto proprio con Bardelli. La promessa, secondo la procura, di un aiuto economico al Breda (l'accesso alla liquidità presso le banche) in cambio dell'appoggio alla nomina di Amendola a presidente di Arezzo Multiservizi. Un accordo del tutto inesistente, dice con forza Luca Amendola portando elementi e ricordi. “Ho aiutato Bardelli fin dal 2012”, si legge nelle carte. Ma nessun patto. C'è la narrazione di una amicizia e di un sostegno tra l'assicuratore di successo e l'imprenditore del carburante che stenta a tenere in piedi l'attività. Parla di prestiti. Si allude ad altre iniziative, forse erogazioni attraverso le sponsorizzazioni della sua compagnia ad un'associazione di Lorenzo Roggi, altro esponente di maggioranza, presidente di Arezzo Casa, amico del Breda. Ma la situazione era complicata. Serviva altro. E Bardelli e Roggi si lamentarono con il sindaco Ghinelli del mancato supporto da parte di Amendola evocando il patto non mantenuto. Il sindaco pur di aiutare il Breda (“parà come me”) mise in moto anche i parlamentari Mugnai e D'Ettore, di Forza Italia, il partito che aveva comunque smollato il Breda. Ghinelli organizzò quella riunione del 12 agosto dove Amendola, rientrato dalle ferie, si trovò di fronte Sergio Staderini, allora stretto collaboratore del sindaco (che registrava tutto e ora quegli audio scottano), Lorenzo Roggi e l'avvocato di Bardelli. Il sindaco non c'era. “Figuriamoci se io avevo bisogno di lui”, dice agli inquirenti Amendola, con accanto l'avvocato Marco Manneschi, riferendosi a Bardelli: “Mai pensato di chiedere appoggio per la candidatura a Multiservizi”. Sarebbe stato “umiliante”. E poi la nomina la fa il sindaco, mica i consiglieri comunali. No, ribatte, non ci fu un patto di scambio con Bardelli. E Amendola porta a supporto messaggi whatsapp scambiati dopo la nomina (4 aprile 2016) senza alcun riferimento ad accordi con Bardelli e l'amico Roggi oppure a rivendicazioni. “Sodali e non in frizione”. La soluzione vera per il Breda, secondo Amendola, era che si affidasse ad un professionista per delineare una ristrutturazione della ditta. Si arrivò a quell'incontro e Amendola, riferisce, sentì aria gelida. Perfino insulti. “Non c'era alcun accordo”, ripete, ma sapendo che aveva già aiutato Bardelli “in buona fede” e lo avrebbe fatto di nuovo, si voleva che lo aiutasse “a prescindere”. Amendola si sentì attaccato nella sua conduzione di Multiservizi, definito “non all'altezza”. Pressato. “Nessuno mi voleva, non ero gradito: dovevo essere riconoscente”. E nella riunione Amendola avrebbe detto più volte “mi state taglieggiando”. Anche se l'avvocato presente all'incontro, sentito pure lui dalla Digos, quell'espressione non la ricorda. La vicenda Bardelli è uno dei filoni dell'inchiesta. Con Staderini e il sindaco accusati di favoreggiamento. Breda, Roggi e Amendola di corruzione. Amendola fa poi considerazioni amare. “Mi sono dimesso perché volevo pulire l'azienda dalle consuetudini del passato”, dice agli inquirenti, ma dinanzi all'avviso di garanzia ha ritenuto di farsi da parte. Grande dispiacere, dice, per carte e intercettazioni: “Chi mi ha nominato nel 2016 e rinnovato nel 2019 accettava che si usassero espressioni inqualificabili nei miei confronti.” Storia ingarbugliata. Può finire in bolla di sapone oppure no.