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Arezzo, furto alla società di calcio: è il dodicesimo in tre anni

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Ennesimo furto alla società di calcio dell’Orange Don Bosco che si trova in zona Pescaiola. Sabato 27 giugno Marta Massai, vice presidente del team, si è recata nella struttura e ha trovato la porta interna, quella che si trova a lato del campo, che era stata forzata. Ignoti si sono introdotti forse la notte scorsa e hanno portato via la cassa e due termoscanner. Sconforto e delusione per la famiglia Massai, che come tutte le società di calcio, ha riaperto i battenti dopo quattro mesi di inattività. Non solo. “Questo è già il secondo furto nel 2020 - dice Marta Massai - Il primo lo abbiamo subìto pochi prima della chiusura ed è già tanto considerato che siamo rimasti fermi per quattro mesi”. Ma c’è di più. “Nel giro di tre anni, da quando cioè abbiamo aperto, i furti sono arrivati a dodici. Siamo davvero stufi”. A “facilitare” le azioni dei ladri anche la zona che si trova vicino all’area Lebole ormai abbandonata da anni. Non è escluso che qualche balordo, proprio dall’area Lebole, possa raggiungere la palazzina dell’Orange in cerca di qualche spicciolo o qualcosa da mangiare, visto che dal frigo sono state portate via anche diverse bibite. “La cassa era nuova - dice Marta - E’ la quarta che ricompro nel giro di poco tempo. L’avevo pagata 350 euro. Per fortuna dentro c’erano pochi spiccioli, perché avevamo tolto tutto prima di andare via. I termometri a infrarossi anche quelli erano nuovi, comprati per i camp estivi. Ottanta euro l’uno. Per non parlare della porta dalla quale sono entrati che praticamente è da buttare”. I danni quantificati si aggirano sui mille euro. “Se pensiamo che siamo rimasti fermi per quattro mesi e che per riaprire ci sono voluti duemila euro, mi sembra davvero tutto assurdo”, continua Marta Massai. Anche la società dell’Orange Don Bosco per riprendere le attività estive ha infatti dovuto seguire tutto un protocollo anti Covid. “Abbiamo speso oltre duemila euro tra corsi, termometri, piano di autocontrollo, dispositivi e chi più ne ha più ne metta. Ma abbiamo voglia di ricominciare dopo la chiusura”. Ma nonostante tutto questo, il presidente Gino Massai non si arrende. “Oggi e domani (ieri e oggi ndr) puliamo tutto e rimettiamo a posto per quanto possibile, perché da lunedì vogliamo ripartire”. Intanto la polizia sta indagando su quanto è successo dopo che la famiglia Massai ha sporto denuncia. “Un furto dietro l’altro, ma non ci fermiamo - continuano - Ricompreremo il quinto registratore di cassa e ancora i termoscanner. Faremo accomodare la porta e tutto sarà in ordine per quando arriveranno i nostri ragazzi. L’Orange Don Bosco non si ferma”.