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Arezzo, la buyer Michela Burzi torna in Cina dopo cinque mesi di lockdown

Michela Burzi

Luca Serafini
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“Ciao Italia, riparto. La Cina mi chiama”. Michela Burzi ha la valigia in mano e gli occhi lucidi. E' pronta per imbarcarsi in aereo da Milano. Il governo asiatico l'ha richiamata dopo i lunghi mesi di quarantena: può rientrare al lavoro. Era fine gennaio quando lasciò la grande città di Shenzen dove ha preso la residenza da anni. Michela è una buyer per una multinazionale  che si occupa di packaging di lusso. Dopo lunga attesa è scoccata all'improvviso l'ora del rientro alla base. “Non me l'aspettavo”, dice la giovane di Castiglion Fiorentino. “Avevo programmato il week end a Venezia, poi Amalfi... invece tutto disdetto. Il dovere mi chiama”. Quando il virus rovesciò il mondo a cominciare proprio dalla Cina, Michela Burzi era in vacanza nelle Filippine. L'emergenza fece innalzare barriere di sicurezza tra gli stati e fu costretta a tornare in Italia. Erano i primissimi giorni di febbraio, ancora non sapevamo cosa ci avrebbe riservato il ciclone Covid-19. Michela, sana e coscienziosa, non appena rientrata in Italia si mise in quarantena volontaria e la sua storia fece notizia. “Dal non aver la benché minima idea di quando sarei tornata in Cina, al ricevere la chiamata che nel giro di qualche giorno sarei ripartita, è stato tutt'uno”, dice Michela. Tosta e ironica. Una che ha sempre vissuto nel mondo, per studiare, specializzarsi, lavorare. Costretta ad un forzato ma piacevole soggiorno presso i genitori. “Ho colto l'aspetto positivo di questa situazione: mi sono goduta la famiglia ed è stato bellissimo”. Il divano, il giardino, le uscite in bici, le grigliate, le gite. Anche se Michela è cittadina del mondo con residenza cinese, il distacco da babbo Sergio, mamma Giancarla, dal fratello Stefano e dalle amicizie, ora è da lacrimuccia. “Anyway, anche l'avessi saputo con due mesi di preavviso, il giorno del saluto, è sempre un gran giorno di m...” scrive su Faceboook. “Dopo 149 giorni insieme, che non succedeva da prima del 2009.... here we are, once again. Grazie de todo compagni di quarantena. Ci rivediamo quando ci rivediamo”. Il viaggio a ritroso verso Shenzen è scandito da tappe dettate da protocolli internazionali. “Tampone a Milano”, tanto per iniziare. “Se negativo, ok alla partenza con un volo charter predisposto per cittadini italiani residenti in Cina”. Poi atterraggio a Nanchino e nuovo tampone. E un necessario periodo di isolamento a prescindere. Perché la Cina, scottata dall'epidemia, fa di tutto per scongiurare contagi di ritorno. “Solo dopo aver fatto questi passaggi senza problemi, potrò rientrare a Shenzen dove la mia casa mi aspetta.” Michela aveva sul davanzale anche il basilico per insaporire i suoi piatti. Difficile che lo ritrovi. “Nulla sarà come prima”, dice la castiglionese - cinese. “In questo periodo ho lavorato in smart working, ma è tutta un'altra cosa, anche solo per gli orari tra l'Italia e là. Sono pronta a riprendere i miei ritmi. Cina eccomi, arrivo”. E il viaggio di Michela è il simbolo di un mondo che vuol tornare quello di prima.