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Arezzo, il sindaco Ghinelli in consiglio comunale: "Ecco cosa è successo in Coingas, Estra e Multiservizi. Non mi dimetto"

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Un intervento di una ventina di minuti, testo concordato con i suoi legali, durante il quale Alessandro Ghinelli ha ripercorso le vicende Coingas, Estra e Multiservizi. Prima una risposta a braccio alla raffica di interrogazioni arrivate dai banchi dell’opposizione con un perentorio no alla richiesta di dimissioni: “Ho sulle spalle l’amministrazione della città, lasciarla a un commissario sarebbe un peccato imperdonabile”. Nell’aula virtuale - per le misure di sicurezza imposte dall'emergenza Covid-19 - del consiglio comunale quello di martedì 30 giugno è stato il giorno del sindaco. L’inchiesta della Procura di Arezzo sui tre filoni lo vede indagato per favoreggiamento e abuso d’ufficio. Ghinelli ha ribadito la sua verità. “Non intendo lasciare che il consiglio comunale diventi l’aula nella quale si svolge un ‘processo di piazza’”, ha tenuto a specificare in apertura del suo intervento il primo cittadino di Arezzo, “l’unica sede per entrare nel merito di vicende oggetto di indagine è il palazzo di giustizia”. La sintesi delle tre vicende il sindaco l’ha poi riassunta nel pomeriggio in un lungo post sul proprio profilo facebook. Tre i punti “caldi”: la nomina ad Estra di Francesco Macrì - “singolare che vi sia un percorso illegittimo alla luce del sole, avallato da tutti con pareri legali e voti di sindaci di destra e sinistra” - la vicenda Bardelli-Amendola, con quest’ultimo che, secondo Ghinelli “non aveva certo bisogno dei ‘buoni uffici’ del Bardelli” , per arrivare alla vicenda Coingas, al blocco di quel bilancio, “quello stesso bilancio che una società di revisione ha approvato e che oggi è stato approvato dalla assemblea dei sindaci”. L’ultima parte del suo intervento in consiglio Ghinelli ha voluto riservarla ad un aspetto particolare emerso dalle carte dell’inchiesta: “Il gergo che si usa quando si è tra persone, non è togato, e quindi ciò che conta sono le cose che si dicono e soprattutto la conseguenza dei fatti, e non una licenziosità verbale che rappresenta il normale modo di esprimersi fuori da contesti ufficiali. Io non mi vergogno di aver dato udienza con spontaneità e affetto ed aver dimostrato vicinanza umana ad una persona in difficoltà, non mi vergogno di essermi adoperato perché il bilancio di Coingas fosse finalmente portato in assemblea, non mi vergogno nell’aver fatto considerazioni anche colorite, che in quei contesti erano del tutto legittime e nulla rappresentano se non l’approccio schietto e diretto con il quale sono solito rivolgermi alle persone che ho intorno”. “Per me e la mia maggioranza contano le cose fatte, le cose accadute, i risultati raggiunti, gli obiettivi centrati. Il resto è certamente oggetto di legittima indagine e sono profondamente convinto che dinanzi a tutto questo la magistratura abbia il pieno dovere di indagare, così come la politica deve avere il pieno diritto alla propria dignità che sta non nell’indagare ma nel chiedersi perché oggi essere sindaco può portare a vivere una circostanza nella quale qualcheduno si arroga il diritto di rubarti parole e considerazioni ininfluenti, ma a modo loro imbarazzanti, non foss’altro per la forma dialettale usata”. Un concetto, questo, che Ghinelli ha ribadito qualche ora più tardi accompagnando il post con il suo intervento integrale sulla sua pagina facebook: “Mi si rimprovera un linguaggio schietto e franco, non me ne vergogno così come non mi vergogno di ascoltare lo sfogo di un amico, e questo anche se non ha ragione. Certo se avessi saputo di esser stato registrato da anni e di nascosto avrei parlato con più eleganza, ma avrei detto le stesse cose: Ma è normale che un sindaco venga registrato di nascosto per più di quattro anni? Si leggano le carte - ci mancherebbe - ma domandiamoci davvero perché qualcuno faceva il Grande Fratello”.