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Arezzo, nuova accusa: con i soldi di Coingas pagavano l'avvocatessa amica. Audio scottanti

La sede di Coingas

Luca Serafini
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“Cinque te li ho già portati, sono nel cassetto. Poi altrettanti li trovo e sistemo in questo modo... non mi piace questo parere Madia”. Cinque sta per cinquemila euro. A parlare è Sergio Staderini, ex amministratore di Coingas, che sta registrando il colloquio come era solito fare. E in auto con lui c’è l’avvocato fiorentino Olivetti Rason. E’ il gennaio 2019, ad Arezzo, e i due devono sistemare una questione in sospeso. L’audio è nel fascicolo dell’inchiesta Coingas e dà origine ad un altro filone d’indagine. Che riguarda un flusso di denaro dalla società dei comuni aretini verso una avvocatessa di Firenze. La professionista non risulterebbe consulente di Coingas e il sospetto degli inquirenti è che dovesse ricevere comunque lo stipendio, in virtù di una speciale raccomandazione. C’è qualcosa di illecito dietro? Gli inquirenti stanno lavorando al nuovo capitolo stralciato dall’inchiesta principale. Secondo quanto emerge dalle carte, sulla avvocatessa c’era un’intesa tra l’amministratore di Coingas, Staderini, e lo studio legale Olivetti Rason di Firenze. Si doveva fare un piacere ad un influente personaggio di Firenze: stipendiare l’avvocatessa, che nello studio legale pare non seguisse pratiche di rilievo e non risulterebbe nell’organico. In base al patto, il pagamento sarebbe avvenuto a metà tra studio legale fiorentino e Coingas, la ricca cassaforte piena di dividendi di Estra, che pare usata come bancomat, stando all’ipotesi di peculato per il mezzo milione di consulenze “facili”, secondo la procura, verso gli avocati fiorentini (400 mila) e il commercialista Cocci (140). A fornire elementi alla Digos sul nuovo fronte investigativo è ancora Staderini, l’ex uomo di fiducia del sindaco Ghinelli, che registrava tutto, di nascosto, in ogni incontro politico o di lavoro. Si sente Staderini conversare con l’avvocato Olivetti Rason in due circostanze. Il 18 dicembre 2018 Olivetti Rason dice: “T[TESTO]i ricordi di quel mandato di cui si parlava … Quello per l’avvocatessa”. Staderini risponde: “Ah, sì”. Il meccanismo individuato è quello di far pagare a Coingas un [/TESTO]“parere legale” sulla legge Madia. Affidando l’incarico, però, non ad Olivetti Rason ma ad un altro legale ritenuto dalla procura prestanome. Staderini era dubbioso su quel sistema, tant’è che nell’audio dell’incontro successivo, a inizio gennaio 2019, dopo aver ospitato in macchina, “vieni al calduccio”, l’avvocato Olivetti Rason, secondo la Digos l’amministratore Staderini sarebbe per un pagamento “in nero”. E l’argomento è sempre quello: “Sì era detto di pigliare questa, di pagarla a metà...” ricorda l’avvocato. Staderini prova a chiudere la cosa con il denaro portato nel cruscotto. Forse vuol evitare altre consulenze contestabili dai revisori dei conti. Tutto da verificare, ma di dubbi da sciogliere ce ne sono. Perché c’era tanta premura per l’avvocatessa pagata per un obbligo con altri? Perché era nelle grazie e di chi? Perché Coingas doveva sostenere questo carico? Un intreccio che coinvolge più persone. Tra le pagine del fascicolo ci sono molti omissis per coprire nomi e circostanze. Si lavora in più direzioni, ora coordinati dal pm Roberto Rossi che ha raccolto l’inchiesta da Andrea Claudiani. Ad oggi i filoni chiusi sono tre con tredici indagati. I reati: peculato, corruzione, abuso d’ufficio. Le consulenze Coingas, il presunto patto tra il consigliere Roberto Bardelli e Luca Amendola sulla presidenza di Multiservizi; la nomina di Francesco Macrì in Estra.