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Arezzo, oro: perso mezzo miliardo di fatturati. Contributi a fondo perduto, attesa per correzione decreto

Luca Serafini
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Per l’oro la situazione è sempre grave. Da inizio pandemia il distretto aretino ha perso qualcosa come mezzo miliardo di fatturati. La ripresa è lenta e il “salvagente” dei contributi a fondo perduto per chi si trova in difficoltà è ancora troppo stretto perché soccorre solo le imprese fino a 5 milioni di fatturato. “Ma qualcosa a Roma si sta muovendo”, dice Giordana Giordini, imprenditrice, presidente aretina di Federorafi e presidente della Consulta degli orafi. “La commissione preposta si sta occupando della correzione al Decreto rilancio. Il tetto dei fatturati dovrebbe essere adeguato, elevandolo a 50 milioni, considerata la specificità del comparto, o comunque so che si sta lavorando ad allargare le maglie della platea di imprese beneficiarie dei contributi”. E’ il famoso nodo dell’articolo 25 da emendare, per il quale si è levata la voce anche di tutti i parlamentari del territorio di ogni partito. Il pacchetto di rivendicazioni degli operatori orafi è anche più ampio e di dispiega sul versante fiscale, del credito e delle semplificazioni. Mentre si aspettano risposte dai ministeri guidati Stefano Patuanelli (sviluppo economico) e Roberto Gualtieri (economia e finanza), il distretto orafo argentiero resta bloccato nei livelli di produzione per il fatto che i mercati internazionali sono ancora fermi. “L’hub di Dubai è di fatto inoperoso perché i voli riprenderanno solo dopo il 15 luglio” riprende Giordana Giordini “e la situazione degli spostamenti è complicata da aspetti che vanno dai test sierologici col rischio di quarantena in caso di sintomi, come pure dall’impossibilità di viaggiare con il bagaglio a mano, cosa che rende impossibili i trasferimenti con il campionario”. Negli Usa la situazione è diversificata da Stato a Stato. Segnali positivi dalla grande distribuzione, dai paesi caldi come California e Florida, permane la criticità su New York. I clienti non si muovono, non comprano. “Vanno bene i flussi sui canali televisivi e il comparto sta spingendo sul digitale, dove però non ci si improvvisa”, dice la presidente degli orafi di Confindustria. “Le ditte sono in sofferenza, la creatività e la tenacia non ci mancano, ma la filiera ancora non funziona per la crisi legata all’emergenza Covid”. Per aprile si parla di fatturati zero, per maggio - 60 per cento, a giugno - 30. Ovviamente ogni ditta fa storia a sé. Ma il distretto naviga a vista. Un appuntamento fondamentale è quello di settembre, la fiera di Vicenza, la prima nel mondo. “E’ fondamentale. Sarà un po’ virtuale e un po’ fisica. Rivedremo i buyer. Chi compra ha bisogno di vedere da vicino e di toccare i nostri gioielli”. 

In un distretto con 1.202 aziende, 7.964 addetti e 4 miliardi di export, le situazioni sono diversificate. C’è chi sta malissimo, chi sta così e così, ma c’è anche chi comincia a sentire il vento a favore. Sono quelli che operano agganciati alle vendite sulle reti tv o al retail della grande distribuzione. Così, accanto ad aziende con gran parte degli addetti in cassa integrazione e con la prospettiva di girare ancora a scartamento ridotto, ci sono imprese dove per agosto, in previsione di consistenti ordinativi, la ripresa dopo una lunga pausa prevede la riduzione delle ferie ad un periodo più corto del solito. La risposta di maestranze e sindacati pare sia di disponibilità.