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Lyssavirus, il veterinario morso dal gatto ad Arezzo: "Non so se il vaccino farà effetto"

Antonella Lunetti
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“Ho la sensazione di essere sospeso... non so se questa profilassi farà veramente effetto. Possiamo solo aspettare”. Parla così Paolo Barneschi, il veterinario di Arezzo che è stato morso dal gatto poi morto a causa del contagio da Lyssavirus. Il medico, insieme ai familiari proprietari del felino che era risultato positivo a questo strano virus trasmesso dai pipistrelli, è sotto profilassi da ormai una settimana. Misura indispensabile, dopo che lui stesso, visitando il gatto che aveva manifestato segni di aggressività, mordendo i suoi padroni, era stato ferito dal morso del micio. “Avevo visitato il gatto il venerdì, ma non convinto avevo chiesto di riportarlo in studio il sabato mattina. E' stato a quel punto che ho deciso di farlo portare a Monsummano. Dove poi il gatto il lunedì è morto. Spedito a Padova, che è il centro di riferimento nazionale per la Rabbia, è stato individuato il Lyssavirus. I risultati definitivi quindi li abbiamo avuti dopo due settimane dal morso”. Il dottor Barneschi conosce bene il problema. “Quella sera, era di venerdì, mi hanno avvisato alle 19,20 della positività al gatto al Lyssavirus e, dopo dieci minuti, ero già in strada per andare a prendere a Camucia il vaccino per la Rabbia. Ad Arezzo non era disponibile. Il sabato mattina - racconta il veterinario - ci hanno invece sottoposto alle immunoglobuline, che sono arrivate con una staffetta dalla Germania”. Un trattamento sanitario che però, come spiega lo stesso veterinario, non è esattamente per il Lyssavirus. “Il virus della Rabbia è simile, ma non uguale. Per questo ancora non posso sapere se effettivamente farà effetto. Sto leggendo articoli scientifici con casi in Spagna, in Australia.. cerco di capire dopo quanto tempo si possono manifestare i sintomi. Ma c'è una grande varietà di casi, con range di tempo molto vari, da tre mesi fino anche a 27 mesi dopo il morso dell'animale contagiato”. Ma per fortuna il medico sta bene. “Lunedì ho una visita programmata con il dottor Danilo Tacconi, infettivologo e virologo dell'ospedale San Donato, direttore delle Malattie Infettive. E venerdì 17 luglio dovrò sottopormi all'ultimo vaccino”. Quello che preoccupa invece il veterinario per la situazione più generale è non sapere ancora quale sia il livello di diffusione del Lyssavirus. “Sono state fatte le indagini, attendiamo le risposte. Fondamentali - spiega - perché in base al livello di diffusione comprendiamo e stimiamo bene anche il livello di rischio”. Resta intanto da capire anche quando effettivamente lo stesso gatto morto sia stato contagiato. I pipistrelli - non trovati in popolose colonie nei luoghi monitorati dagli esperti - potrebbero nel frattempo essere migrati, rendendo impossibile a questo punto elaborare una realistica stima. I pipistrelli, però - e questo è certo - non muoiono per Lyssavirus: fungono da serbatoio ma possono trasmetterlo agli animali domestici e da questi all'uomo. Domani, intanto, altro vertice con il Ministero della Salute, in attesa dell'esito degli esami in corso nei laboratori dell'Istituto Zooprofilattico di Padova.