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Arezzo, morto schiacciato da camion dei rifiuti, pm chiede processo per cinque. Anche ex direttore Sei Toscana

 Operaio morto sul lavoro, il luogo

Luca Serafini
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L'operaio Giancarlo Andreoni morì sul lavoro investito dal camion nell'area del compattatore dei rifiuti di Camucia. Il conducente non lo vide. L'uomo era sceso da un altro mezzo, parlava al cellulare, e non si accorse della manovra in retromarcia del camion al quale dava le spalle. Era il 26 ottobre 2018, a Camucia. Il pm Angela Masiello ha chiuso le indagini, rilevando gravi carenze di sicurezza nel luogo di lavoro. Sono cinque le persone accusate a vario titolo di omicidio colposo, a partire da Alfredo Rosini, allora direttore di Sei Toscana, società che gestisce il servizio integrato dei rifiuti urbani nelle provincie dell'Ato Toscana Sud: Arezzo, Grosseto e Siena. Sono poi accusati i presidenti delle tre cooperative che operavano per conto di Sei: Gianluca Bartolini (Futura), Gabriele Mecheri (Betadue) e Moreno Magrini (Margherita); la procura ravvisa inoltre responsabilità anche per il conducente del camion investitore, Marco Magnani. Secondo l'imputazione descritta nell'avviso di conclusione indagini (il “415 bis”) avrebbero cagionato per “negligenza, imprudenza e imperizia” la morte di Andreoni “in cooperazione colposa tra loro e con la persona offesa”, con riferimento alla fatale distrazione della vittima per l'uso del telefonino. Teatro della sciagura fu un tratto dismesso della strada provinciale 31 nella zona Turini di Camucia dove era ubicato (ora non più) il compattatore al quale accedevano varie cooperative per svuotare i mezzi pesanti della raccolta di rifiuti. Ebbene, quel tratto di strada lungo 120 metri e largo 7,50, messo a disposizione dalla Provincia, secondo il pm Masiello era altamente pericoloso. All'ex direttore di Sei Toscana si contesta la mancata organizzazione dell'area “in modo tale che la circolazione dei pedoni e dei veicoli potesse avvenire in modo sicuro”. Non c'era segnaletica, verticale e orizzontale, né cartelli di divieto di stazionamento del personale nelle zone di manovra, né segnali per disciplinare l'uscita a marcia avanti evitando le pericolose uscite a marcia indietro. La parte terminale della strada avrebbe anche consentito di girare il mezzo per uscire di muso, ma questa opportunità non era praticata. Sbarre o semaforo, dice ancora il pm, avrebbero potuto normare meglio il luogo. Avvenne invece che Andreoni, operatore della cooperativa Futura, sceso dal camion, si trovò nel punto sbagliato. Il camionista Magnani (della coop Betaudue), in retromarcia, fece appena un metro e mezzo e lo urtò. Le lesioni al torace e al bacino furono mortali. A Magnani, difeso dall'avvocato Andrea Sandroni, è contestata la “guida imprudente”. Ai presidenti delle cooperative si contesta di non aver agito verso Sei Toscana per attuare le necessarie misure di prevenzione e di aver omesso l'attuazione delle misure di protezione dei rischi con linee guida per conducenti e passeggeri dei mezzi. Gli indagati hanno ora venti giorni per presentare le memorie difensive. Indagato non vuol dire colpevole. Entro l'anno l'udienza preliminare.