Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, uccise l'amica con lo scalpello: le motivazioni della condanna a 10 anni a Ferrini. Movente ignoto

Maria Venancio de Sousa e Federico Ferrini

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Il giallo della scorsa estate durò nove giorni. Dal ritrovamento del cadavere della brasiliana Maria, uccisa nella casa alcova di via Della Robbia, all’arresto di Federico Ferrini, il produttore e commerciante di salumi del Casentino. L’uomo, volto noto dei mercati, sta scontando la pena in carcere: dieci anni di reclusione. Non è un’eternità. La sentenza del giudice Giulia Soldini fece discutere, lo scorso 7 maggio: marito e sorella della vittima parlarono di ingiustizia. Una punizione ritenuta leggera per una vita spezzata in modo cruento. Ora a spiegare tecnicamente il verdetto, nei contenuti e nell’entità, ci sono le 21 pagine di motivazioni.
Era il pomeriggio del 26 agosto in zona Santa Maria delle Grazie quando i vigili del fuoco sfondarono la porta della casa e trovarono il corpo di Maria Aparecida Venancio de Sousa, sessantenne, distesa a terra accanto al letto: baby doll leopardato, nuda dalla vita in giù, legata al letto con una sottile corda stretta al collo. Ma la vera causa della morte erano stati tre colpi inferti alla testa con un oggetto “a spigolo vivo”. Le indagini della Squadra mobile si mossero nell’ambito delle frequentazioni della donna, che viveva di quanto ricavava dagli incontri erotici. I video delle telecamere puntate sulla strada mostrarono un uomo appostato, che alle 3.33 era entrato nella casa con un oggetto in mano. Dal modello dell’auto e dai tabulati gli inquirenti coordinati dal pm Chiara Pistolesi risalirono al casentinese Federico Ferrini, classe 1982, che nel 2017 da cliente di Maria ne era diventato amante. Messo alle strette dai poliziotti confessò. “Mi ricattava”, disse. Non fu un omicidio premeditato, stabilisce la sentenza: “dolo d’impeto generato da una esplosione di rabbia”. Dopo aver atteso che l’ultimo cliente fosse uscito, nel cuore della notte, Ferrini, stabilisce il verdetto, non era entrato con il proposito di eliminare la donna (“ero andato per farla ragionare”) anche se la sua dichiarazione: “avevo lo scalpello per scardinare la porta, se lei non mi avesse aperto” non viene creduta. Maria, anzi, fu ben lieta di riceverlo. Avrebbe pure voluto unirsi a lui. Invece ci fu la lite finita nel sangue. La responsabilità di Ferrini è “pienamente provata”, anche se nella casa non è stato trovato nulla di riconducibile a lui, come se non ci fosse stato fino alle 5 del mattino, come se non si fosse lavato le mani dal sangue, come se non avesse messo tutto a soqquadro. “Senza la sua confessione” scrive il giudice[TESTO] “sarebbe stato più difficile fare chiarezza”: è vero che c’erano indizi, ma non tracce ematiche e biologiche riconducibili alla sua persona sulla scena del delitto, né di Maria sui capi di abbigliamento dell’imputato e sulla sua vettura. Così, l’ammissione di colpa dell’uomo, unita alla sua incensuratezza, alla consapevolezza della gravità del fatto, alla buona condotta in carcere gli sono valse le attenuanti generiche. Il giudice è partito da una base di 22 anni e 6 mesi, superiore ai 21 di base, per la gravità del fatto e per le condotte successive: simulò la rapina, gettò l’arma in un bidone, cercò di mimetizzarsi. Il giudice ha quindi tolto un terzo per le attenuanti arrivando a 15 anni. Poi ha tolto un altro terzo per il rito abbreviato. E così si arriva a 10 anni di reclusione. La difesa, con l’avvocato Gionata Giannini aveva chiesto un ulteriore sconto: l’attenuante dello “stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui”. Perché la brasiliana lo ricattava. Ma il giudice Soldini lo esclude. Quale sarebbe stato il ricatto? Che Maria avrebbe rivelato al mercato e alla famiglia dei loro incontri sessuali? Che chiedeva 200 mila euro in cambio del silenzio? Non regge. Le conversazioni whatsapp tra loro, scrive, “non contengono mai minacce e richieste di soldi”. Nessun riscontro. E Maria “sapeva che Ferrini non aveva disponibilità economiche”, per i suoi problemi con l’azienda. Le vere cause del contrasto, scrive, “restano ignote”. 

* * *

RISARCIMENTI

Oltre ai dieci anni di reclusione, la sentenza fissa per Ferrini il pagamento delle spese processuali, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la libertà vigilata per tre anni. C’è poi il capitolo del risarcimento delle parti civili. Stabilita una provvisionale di 40 mila euro per il marito separato (erano rimasti in ottimi rapporti e fu lui lanciare l’allarme perché non rispondeva al telefono), assistito dall’avvocato Alessandro Calussi, e 20 mila per la sorella, assistita dall’avvocato David Scarabicchi. Più, per Ferrini, ci sono le spese di costituzione di parte civile.
Agli eredi della donna sono stati restituiti gli abiti, gli orecchini e gli altri monili. [/TESTO][/TESTO][TESTO]restituiti agli eredi abiti orecchini anelli bracciali. Un dubbio irrisolto per i familiari della donna è se quella notte venne asportato dalla casa, messa a soqquadro, qualche oggetto o del denaro.