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Arezzo, molotov contro i carabinieri: giudizio immediato per il giovane e nuove accuse

Luca Serafini
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Processo lampo e nuovi guai per il diciottenne accusato di aver confezionato e lanciato una molotov contro la caserma dei carabinieri di Pergine Valdarno. Era la notte tra il 6 e il 7 gennaio quando il fuoco divorò un’auto di servizio dell’Arma e annerì la facciata dello stabile. “Un atto criminale”, lo definì il Ministero degli Interni. Se i pompieri non fossero intervenuti rapidamente, il bilancio sarebbe stato peggiore. Quattro mesi dopo, all’inizio maggio, gli inquirenti dell’Arma arrestarono un giovane della zona, M.C., certi di aver individuato l’autore. Avrebbe attuato una sorta di vendetta contro i carabinieri che già si erano occupati di lui per precedenti vicende. Questo il presunto movente, ma il ragazzo nega con decisione. Gli elementi sono ritenuti forti per spedirlo in aula con giudizio immediato. L’udienza davanti al tribunale di Arezzo, su richiesta del pm Laura Taddei, è stata fissata dal giudice Fabio Lombardo per l’11 ottobre. Il ragazzo è agli arresti domiciliari e per la molotov di Pergine deve rispondere di cinque imputazioni. Le prime quattro sono tutte agganciate alla legge 895 del 1967 contro le armi clandestine e al diciottenne sono contestate la fabbricazione di “una bottiglia incendiaria riempita di liquido infiammabile (benzina) munita di un pezzo di stoffa all’imboccatura con funzione di miccia, classificata arma da guerra”, la detenzione di quella bottiglia, l’averla portata in luogo pubblico e averla fatta esplodere, lanciandola contro la caserma dei carabinieri di Pergine, “al fine di incutere pubblico timore e/o di attentare alla sicurezza pubblica”. Al giovane valdarnese viene anche contestato l’incendio (articolo 423) perché “dal giardino sul retro della caserma dando fuoco e lanciando la bottiglia molotov contro il muro perimetrale, provocava l’incendio dell’autovettura di servizio dei carabinieri, causandone la distruzione, la rottura della finestra e danni alla facciata”. A difendere il giovane è l’avvocato Alessandro Calussi. Potrebbe essere chiesto un rito alternativo oppure si andrà al dibattimento. Il giovane si dichiara innocente. 
Intanto la sua posizione giudiziaria si complica, in relazione ad un episodio che risale al Capodanno 2018 quando insieme ad altri coetanei, avrebbe fatto esplodere dei petardi in un cassonetto provocandone l’incendio. Ancora era minorenne e il tribunale competente di Firenze stabilì per lui e gli altri la “messa alla prova” ovvero un periodo di servizi socialmente utili e rieducativi con i quali estinguere i reati. Il ragazzo ha svolto quanto gli era stato prescritto: corsi on line nel periodo del Covid e aiuti in parrocchia. Aveva anche ottenuto il parere favorevole degli organi preposti alla verifica, ma il gup del tribunale dei minori di Firenze ha cancellato tutto perché, appunto, nel periodo di messa alla prova M.C. è stato accusato per il lancio della molotov. Benché il procedimento penale sia ancora all’inizio, con la colpevolezza da stabilire, il giovane si è visto tirare un rigo sopra agli sforzi fatti e a gennaio 2021 dovrà sostenere un altro processo con l’accusa di danneggiamento in seguito a incendio e per lancio di petardi (accensioni ed esplosioni pericolose).