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Arezzo, le reliquie delle Sante escono dalla chiesa dopo 1200 anni. Anche per loro misure anti Covid

Francesca Muzzi
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Staggiano si prepara alla festa parrocchiale. Lunedì 27 luglio dalle ore 18 la prima processione nel territorio aretino, dopo un lungo lockdown che accompagnerà le reliquie delle sante Flora e Lucilla fino alla chiesa a loro intitolata. E’ la prima volta, in 1200 anni, che i due busti delle martiri romane escono dalla chiesa della Badia, che si  trova in pieno centro ad Arezzo. Quest’anno, invece grazie ai due parroci, padre Francesco Bartolucci della chiesa della Badia e padre Giovanni Martini della parrocchia di Staggiano-San Firenze, sarà proposta la festa molto attesa e che da settimane viene preparata con dovizia di particolari. I busti delle due sante saranno messi sul carro che è stato donato dalla Sagra di Ruscello che quest’anno non ci sarà e trainati dai buoi per tutto il paese. Alle 19.30 ci sarà la solenne celebrazione dell’Arcivescovo Riccardo Fontana e a seguire una cena presso l’oratorio “Don Walter” (prenotazioni Silvano 3291899399 e Ivana 3334955920, prezzo 15 euro). Tra i momenti della celebrazione, la solenne processione che accompagnerà le reliquie. E’ la prima dopo il lungo lockdown e padre Giovanni Martini si raccomanda: “Tenete il distanziamento sociale e usate la mascherina”. “La chiesa di Arezzo - prosegue padre Giovanni - è impegnata in questa festa per riproporre il culto pubblico verso queste due Sante dopo secoli di dimenticanza e soprattutto in questo anno particolare caratterizzato dalla pandemia. E’ una festa antica dedicata a due Sante altrettanto antiche, ma questo dimostra che la Santità non invecchia mai”. Una sorta di gemellaggio tra le due chiese, come spiega sempre padre Giovanni: “La parrocchia della Badia si gemella con quella di Staggiano che in comune hanno le due patrone. E’ un modo anche per legare sempre di più la città con la periferia e per uscire dalla sacrestie e portare il nome di Dio ovunque”. Le reliquie di Flora e Lucilla, che erano due sorelle vissute nel 260 dopo Cristo, sarebbero state portate ad Arezzo dal vescovo Giovanni nel IX secolo.