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Arezzo, l'Arcivescovo Fontana agli aretini: "Ricominciate a costruire il nuovo"

Francesca Muzzi
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“Aretini costruite il nuovo. Dopo la pandemia c’è bisogno di tornare a vivere”. L’Arcivescovo Riccardo Fontana parla alla gente di Staggiano e Peneto, ospite della prima processione subito dopo il lockdown. Ma il suo è un messaggio a tutta la comunità. Parla in mezzo alla gente durante l’omelia per la Messa di Santa Flora e Lucilla, le due martiri che dopo 1200 anni hanno lasciato la chiesa della Badia e con un carro trainato da due giovenche hanno raggiunto quella di Staggiano. Una folla numerosa e composta, le ha poi accompagnate lungo tutto il tragitto rispettando tutte le regole anti Covid. Mascherine e distanza di sicurezza. Al termine c’è stata la Messa presieduta dall’Arcivescovo durante la quale ha ricordato anche i morti di Bergamo. “Persone senza nome - dice - traportate ad Arezzo con i camion dell’esercito che sono venute a finire la loro storia qui. Famiglie alle quali è stata rimandata solo una cassetta con un po’ di cenere dentro”. “Abbiamo passato tante storie tristi - dice l’Arcivescovo Fontana - ora però si riprende e si riparte con questa celebrazione che vuole essere un segno. La prima processione dopo la pandemia”. L’Arcivescovo si rivolge agli aretini anche per dire loro: “Basta di guardare la Messa per televisione. Già Pio XII consentiva la Messa per radio o per televisione solo ai paralitici o a coloro molto malati. Ora però bisogna dire loro che i cristiani alla Messa partecipano. Hanno parte attiva. Non è un teatrino e appunto per questo non si può guardare alla televisione”. A quello schermo, però, verso il quale, comunque si sono rivolti gli aretini, in tempo di lockdown, per pregare la Madonna del Conforto: “Lo hanno fatto fino a perdere il fiato - dice Fontana - Non voglio dire che noi siamo privilegiati rispetto agli altri, ma avere un occhio in più, aiuta”. “Ma lasciamoci la pandemia alle spalle e dico a voi aretini di uscire dal torpore che blocca tutte le nostre iniziative e di rischiare. Siete un popolo che lo sapete fare. Siamo un popolo di rivoluzionari, nel senso che con il permesso di tutti, dobbiamo ricominciare ad affermare i nostri diritti”. Al termine della cerimonia sono stati consegnati due defibrillatori: uno dalle mani di Daniele Bennati con Eventi Sociali e l’altro dalla sezione arbitri di Arezzo. “Coraggio, avanti aretini - ha concluso Bassetti - c’è tanta strada da fare ancora”.