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Arezzo, alluvione un anno dopo. Letizia Tanganelli: "Mio padre morto annegato e non sappiamo perchè"

Francesca Muzzi
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Letizia Tanganelli prova a darsi risposte a quell’unica domanda che da un anno lei e la sua famiglia si fanno: “Come è morto mio padre?”. Suo babbo era Pergentino Tanganelli, ma da tutti conosciuto come Carlo. Fu l’unica vittima dell’alluvione di un anno fa. Aveva 72 anni, era in auto quel sabato pomeriggio del 27 luglio e venne sorpreso dalla piena nel sottopasso di Ristradelle, vicino a Olmo. La ricognizione sul corpo di Pergentino disse che era “morto per annegamento”. Ma Letizia ancora si chiede come può essere successo. “Mio padre era una persona attiva. Uno sportivo. Ha insegnato a nuotare a tanti e ad alcuni gli ha perfino salvato la vita. Ci è sembrato così assurdo che sia morto annegato”. Una domanda che ogni giorno è lì e che non ha risposta. Un anno dopo, il ricordo di quel 27 luglio 2019, è più vivo che mai. Letizia era al mare quando venne raggiunta dalla notizia di suo babbo che prima venne dato disperso e poi venne trovato senza vita, in un canale di scolo, tra il campo sportivo di Olmo e la E45. Letizia prende fiato. “E’ stato un anno difficile – racconta – Anche se non ci è mai mancato l’affetto delle persone. Non manca un giorno che qualcuno non si ricordi di lui. Di qualche episodio, di un anedotto. E’ come se mio padre avesse lasciato in ogni persona che lo conosceva qualcosa di suo. Un piccolo regalo”. Ma c’è anche chi, nonostante non lo conoscesse, non ha mai abbandonato la famiglia Tanganelli. “Vogliamo fare un ringraziamento pubblico all’Arcivescovo Riccardo Fontana. Dal giorno della scomparsa di mio babbo ci è sempre stato vicino. E’ venuto a casa nostra a portare conforto, ci ha invitati in Diocesi. Non è mancato di farci gli auguri per Natale e anche per Pasqua. Ricordo ancora la sua omelia, il giorno del funerale e nonostante che noi fossimo di Saione, lo volle celebrare lui e in Duomo”. Ma un anno dopo, Letizia può dire che sia cambiato qualcosa per la sicurezza delle persone e per scongiurare altri eventi simili? “In queste lunghe settimane di lockdown siamo tutti stati fermi per tre mesi e anche gli operai non hanno lavorato. Mi accorgo che i fossi non sono liberi e che occorre maggiore manutenzione. Il nostro clima sta cambiando e dobbiamo essere pronti anche ad eventi come quello di un anno fa, ma bisogna tenere strade e fossi puliti, perchè nessuno deve piangere morti come mio padre”. E quella sensazione di paura e impotenza torna ad ogni temporale. Come venerdì scorso quando c’è stato l’acquazzone ad Arezzo. “Ogni volta è un’emozione forte. In negativo – dice Letizia – Ogni temporale ci riporta la mente quello che è successo un anno fa. Abbiamo paura. La mia mamma ha paura. Ora capisco le persone che hanno perso i propri cari in maniera così tragica. In un incidente o in una catastrofe naturale”. Ma nonostante il dolore, la famiglia Tanganelli cerca di andare avanti nel ricordo di Pergentino. “Cerchiamo di essere persone positive, come lo era mio padre. Mai una parola di troppo, mai una polemica. Lui ci ha insegnato a non essere egoisti a non guardare solo a noi. A pensare anche agli altri. E’ questo il messaggio che vogliamo condividere. Pensare di più al prossimo. Alla cura degli altri e del nostro ambiente. Solo così, guardando oltre il nostro orticello, tragedie come quelle di mio padre, in futuro, potranno essere evitate”.