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Arezzo, Banca Intesa-Ubi: i sindacati chiedono garanzie

Francesca Muzzi
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E’ fatta. Banca Intesa ha il controllo assoluto su Ubi Banca. Oltre il 71,91 per cento delle azioni di Ubi è stato consegnato all’Opas. Anche senza aspettare i tempi supplementari imposti da Consob. L’offerta scadrà oggi, ma ormai i giochi sono fatti. La partita è chiusa. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha il controllo totale dell’istituto bergamasco. Ma se la strada è spianata verso la fusione, che cosa succederà ad Arezzo e provincia, dove Ubi Banca, non meno di tre anni fa rilevò la ex banca del territorio, Banca Etruria? Se lo chiedono i sindacati Federazione Autonoma Bancari Italiani: “un’iniziativa - dicono - che coinvolge anche Bper-Banca Popolare dell’Emilia Romagna, dato che ad essa, Intesa, venderà 532 filiali di Ubi, in gran parte nel nord Italia e nelle Marche, ma anche da noi”. Dopo tutti i passaggi normativi e tecnici ancora necessari, forse già entro fine anno nascerà un colosso da più di centomila dipendenti, la nuova Banca Intesa, e una nuova Bper, con quasi 1.800 filiali, più grande di Ubi oggi, che prenderà appunto il posto di questa, tra le prime tre banche d’Italia. “Ma quali saranno le ricadute che questa grande operazione avrà sui dipendenti che lavorano nella nostra città e provincia e in Toscana, e sui clienti e nei nostri territori?”, si chiede Fabio Faltoni del sindacato Fabi. “Innanzitutto, facciamo il quadro della situazione. In Toscana, Intesa ha circa 280 filiali, Ubi 90 e Bper poco più di 30; nella provincia di Arezzo, su un totale di 180 agenzie, Ubi ne ha 36 (ex Etruria più una IWBank), Intesa 34, Bper solo due (Arezzo e S. Giovanni Valdarno). Però, per quanto riguarda il Gruppo bancario Ubi (Ubi Banca e la società Ubiss – Sistemi e Servizi), ad Arezzo ci sono anche gli uffici di via Calamandrei e di Corso Italia”. E dunque ecco il totale: “Il Gruppo Ubi ha nella nostra provincia circa 600/650 dipendenti (la gran parte nel Comune); se a questi aggiungiamo i dipendenti di Intesa e anche di Bper, possiamo ben dire che questa operazione bancaria avrà un impatto - diretto e indiretto - su un migliaio di lavoratori della nostra provincia, cioè sulla metà circa del totale dei bancari presenti. Per questo, per la preoccupazione e l’incertezza che aleggia fra i lavoratori, che dopo nemmeno tre anni dall'entrata in Ubi si ritrovano in mezzo ad una nuova fusione, per questo, è lecito chiedere alle due banche coinvolte di scoprire le carte prima possibile”. Faltoni chiede ancora: “Quante e quali filiali passeranno da Ubi all’una o all’altra banca; se sono previste chiusure di sportelli; come Bper vorrà strutturarsi nel territorio aretino, se solo con filiali o anche con uffici e direzioni territoriali; cosa si dice del centro direzionale di via Calamandrei, della società Ubiss (più di cento lavoratori ad Arezzo), dei vari uffici in città e di IwBank; che garanzie sulla mobilità dei lavoratori. Insomma, è il momento per le banche di mettere le carte sul tavolo; i dipendenti, i clienti, i territori, Arezzo e la provincia meritano grande attenzione. La FABI-Federazione Autonoma Bancari Italiani, il primo sindacato in Italia fra i dipendenti di banca, è pronta ad affrontare fin da subito tutte le questioni e le nuove sfide, per la tutela di tutte le lavoratrici e i lavoratori”. E tutto questo a di tre anni di distanza da quando Arezzo e la provincia vennero private della banca che aveva dato economia e lavoro a tutto il territorio.