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Arezzo, la crisi spinge gli italiani a lavorare nei frutteti con gli stranieri: più 10 per cento di stagionali locali

Luca Serafini
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Siamo alla frutta. La stagione del raccolto è cominciata e quest’anno l’effetto crisi ha spinto centinaia di aretini a presentare senza remore la domanda per lavorare nei campi. Un’impennata del dieci per cento, a sentire Coldiretti Arezzo e gli imprenditori del settore. Così il rapporto che prima vedeva gli stagionali stranieri in maggioranza, intorno al 60 per cento, nell’anno dell’emergenza sanitaria ed economica, registra un equilibrio tra le presenze di braccianti locali e forestieri: cinquanta e cinquanta. 
E’ già iniziata la raccolta delle pesche, poi sarà la volta delle mele e delle pere che rappresentano il vero “core business” per i produttori della Valdichiana, l’area vocata alla coltivazione di prodotti per le tavole degli italiani. Un giro d’affari notevole e un volano occupazionale di migliaia di addetti. 
Con Raffaello Betti, direttore di Coldiretti, proviamo a capire le dinamiche in atto e i diversi connotati del popolo dei lavoratori dei frutteti.
Mesi fa c’erano molti timori sulla presenza di manodopera legati al Covid.
“La realtà si è dimostrata diversa per il miglioramento della situazione sanitaria generale: non c’è stata una fuga dei lavoratori stranieri, comunitari ed extracomunitari, in quanto le frontiere si sono riaperte, e il flusso dello scorso anno è stato confermato. Consideriamo poi che molti sono cittadini già sul territorio”.
E centinaia di aretini che non erano soliti farlo, hanno presentato domanda.
“E’ una conseguenza della crisi che ha creato disagi soprattutto tra i lavoratori autonomi, vistisi costretti a chiudere le attività. La manodopera è quindi divisa a metà tra italiani e stranieri, fra i quali molti sono marocchini, rumeni, polacchi e albanesi”.
La raccolta è già in corso.
“Sì, ma quest’anno le pesche sono molte di meno a causa delle gelate primaverili che hanno rovinato parte dei frutti nonostante i rimedi attuati dai produttori con l’aspersione dell’acqua sui fiori per proteggerli con il congelamento. Il problema è stato che le gelate si sono susseguite per varie notti”.

Ci sono rischi legati all’epidemia per l’arrivo di stranieri? 
“Il numero di stranieri che arrivano appositamente per la stagione è esiguo, ci sono ovviamente le prescrizioni da rispettare per chi proviene da certi paesi, e le aziende adottano protocolli di sicurezza e prevenzione”.
I salari sono bassi? Si parla di 8 / 9 euro netti l’ora?
“Vengono rispettati i contratti nazionali di lavoro, con l’integrazione provinciale. Variano in base alle ore e ai giorni lavorati. Posso escludere che in provincia di Arezzo esistano situazioni di sfruttamento e di caporalato”.
Quanti saranno gli operatori impegnati nella raccolta?
“L’intero settore agricolo conta nell’Aretino 1.250 datori di lavoro con 23 mila addetti. Le aziende di frutta sono un centinaio con circa diecimila lavoratori”.