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Arezzo, Coronavirus: il professor Caremani sui nuovi casi, le vacanze dei giovani, la movida e le prospettive

Antonella Lunetti
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Coronavirus e nuovi timori a causa dei casi di persone, soprattutto giovani, risultati positivi di rientro dalle vacanze trascorse all’estero.  E’ un po’ il ritornello che si sente ripetere in queste ore, purtroppo. Un identikit che preoccupa un bel po’: giovani, sintomatici, di ritorno da Paesi esteri. Un chiaro segnale per chi di virus si intende. “L’Italia si trova accerchiata da situazioni dove il Coronavirus è riesploso. E il contesto che preoccupa di più sono i Balcani, con numeri notevolissimi. Il problema - riferisce il virologo e infettivologo aretino, il professor Marcello Caremani - sono colf, badanti, operai edili soprattutto, che, originari di questi Paesi, sono tornati lì per qualche giorno e ora stanno rientrando nel nostro territorio, nelle nostre case, a vivere con i nostri familiari. Così come temo molto i comportamenti dei giovani che, a dire il vero, sono stati spinti a tornare alla normalità da ciò che vedono e sentono da una ridda di politici e sanitari che purtroppo si sono spinti a dire, sbagliando, che il virus era buono e non circolava più”. Caremani invece è più che cauto. “Uscendo da un comprensibile faticoso lockdown, i giovani si stanno sentendo liberi di andare in spiaggia, in discoteca. All’estero ci sono località, come quella dove sono stati questi ragazzi contagiati del Valdarno, dove la movida è il vero motivo per recarvisi. Ma il risultato purtroppo è questo. Vedo gente con la mascherina che non copre il naso, vedo assembramenti. C’è troppa poca consapevolezza del rischio di contagiarsi”. Il medico aretino entra così anche nell’aspetto della trasmissione del Covid. “In estate in generale la carica virale emessa da un soggetto infetto è più bassa. Anche le micro goccioline che vengono disperse nell’aria, per il caldo, si seccano e asciugano più in fretta, comprese quelle che si depositano in terra. Ma queste circostanze quando sarà settembre e ottobre cambieranno e gli effetti stessi della diffusione del virus diventeranno peggiori. Ecco perché non bisogna abbassare la guardia”. Al momento, l’età media del contagio si è molto ridotta, è arrivata poco sopra i 40 anni, quando nei mesi iniziali della pandemia era sopra i 60. “I giovani che si contagiano non hanno quasi mai bisogno di ricovero, ma se si continua così la situazione potrebbe aggravarsi anche per loro”.